Book Review - Debates

Chiara Bertone

Il familiare è politico. Attrezzi di ricerca per uno sguardo posizionato

Meltemi editore, Milano 2024, ISBN: 9791256151004



Il familiare è politico, la politica è familista? La famiglia rappresenta il cuore di gran parte delle politiche di genere conflittuali contemporanee (Lavizzari and Siročić 2023). In un tempo di crescente crisi delle democrazie liberali (Faludi 1991; Haggard and Kaufman 2021; Serughetti 2021; Waldner and Lust 2018), gli attori che partecipano alla spinta conservatrice sono spesso animati da un fervore ideologico contro “il gender” (Graff and Korolczuk 2022; Kuhar and Paternotte 2017), che trova nella famiglia uno dei siti principali di preoccupazione e attivazione.

Non a caso, la difesa della famiglia tradizionale e dei legami di filiazione biologica è al centro della contesa politica, dove vari livelli simbolici, emotivi, culturali e sociali collidono. La difesa della famiglia tradizionale agisce almeno su due piani. Da un lato sul piano del discorso, costruendo un oggetto di attaccamento nel nome del quale viene mobilitato un consenso crescente, e sempre più reazionario. Dall’altro sul piano delle politiche pubbliche. L’implicazione pratica è infatti quella di spostamenti più o meno significativi delle leggi. Basti pensare all’approvazione, nel novembre 2024 della legge n. 169/2024, che introduce una modifica all’articolo 12 della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che stabilisce che i cittadini italiani possono essere perseguiti per maternità surrogata anche se il fatto è commesso all’estero, estendendo di fatto il divieto penale nazionale a livello extraterritoriale. Oppure al divieto di trascrizione dei genitori intenzionali nel caso di famiglie omogenitoriali nei registri comunali sollecitato dal Ministro Piantedosi nel 2023.

Una matassa complessa, quella della famiglia, nella quale molte dimensioni sociali si scontrano. Senza dubbio, l’estrema rilevanza della famiglia dipende dalla sua centralità nel quadro del neoliberismo contemporaneo. È infatti la famiglia – tuttora – il nucleo dove la società è prodotta e riprodotta, ancora di più a seguito dei processi di crescente atomizzazione e del ripiegamento individualista promosso dal neoliberismo, che rende la famiglia l’ultimo (e unico) modo di costruire legami e comunità immaginato. Un argine alla solitudine, un luogo di organizzazione del lavoro, una formazione sociale rassicurante a fronte dello spostamento dei valori e delle norme culturali, ma anche e soprattutto uno strumento di compensazione nello smantellamento dei sistemi di welfare, dove sempre più è delegato alla famiglia il compito di reggere i bisogni di cura e materiali.

Per questa ragione, il libro “Il familiare è politico. Attrezzi di ricerca per uno sguardo posizionato”, di Chiara Bertone, edito da Meltemi nel 2024 per la collana “Sociologia di posizione/Studi e ricerche”, interviene su un terreno fondamentale per leggere e comprendere il presente. Lo fa a partire da almeno tre premesse fondamentali. La prima è che di fronte a fenomeni crescenti di disinformazione e panico morale, lo studio e la ricerca offrono una risorsa per articolare chiavi interpretative sorrette da evidenze empiriche, e non da opinioni o passioni del ventre. La seconda è che il sapere non è oggettivo o neutrale, ma muove da posizioni, ovvero da luoghi specifici che condizionano ciò che vediamo e il modo in cui gli attribuiamo un senso. La terza, e la più importante, è che la famiglia naturale o tradizionale non esiste, ma le forme familiari sono sempre frutto di una certa congiuntura storica e delle norme sociali ad essa relative.

Il libro potrebbe essere inteso come destinato alle/agli addette/i ai lavori, ovvero a chi si occupa di sociologia della famiglia, ma è in realtà una cassetta degli attrezzi che propone una vasta e sfaccettata gamma di risorse scientifiche per affrontare il tema della famiglia. In questa sua specifica vocazione ha però uno stile divulgativo, scegliendo di rendere accessibili queste risorse anche al di là di chi è familiare con il lessico e i concetti.

Che il terreno della famiglia sia incandescente lo testimoniano anche le molte pubblicazioni che ultimamente hanno animato il dibattito. Per citarne solo alcune, edito da Mimesis nel 2022 è il volume “Tenetevi il matrimonio e dateci la dote: Il lavoro riproduttivo nelle relazioni di intimità, solidarietà e cura oltre la coppia nell’Italia urbana contemporanea”, di Alessia (Leo) Acquistapace, e nel 2025 edito da Laterza la conversazione tra Chiara Saraceno e Maria Novella de Luca “La famiglia naturale non esiste”. E’ possibile constatare quindi la rinnovata vitalità di un dibattito sulla forma famiglia che prova, con fatica, a metterne a tema le genealogie.

Chiara Bertone situa fin da subito il volume al cuore dei dibattiti contemporanei, esplicitando la scelta di mettere a tema la famiglia nel momento di profonda crisi economica, politica e sociale, come prisma per poter leggere la società, ma anche l’organizzazione dell’economia e la distribuzione del potere. Il libro si sviluppa dunque come un viaggio attraverso le varie dimensioni di questo prisma, che vanno dal lavoro alle pratiche, dalle problematiche agli orizzonti trasformativi.

È necessariamente dal lavoro che questo volume prende le mosse, poiché è attraverso questa lente che le riflessioni femministe hanno sviscerato la famiglia. Famiglia come luogo nel quale non si strutturano solo i legami affettivi, ma anche le forme di cura, e dunque di riproduzione del sociale, inteso come tutto quel lavoro quotidiano, minuzioso e quasi interamente delegato alle donne che permette alla forza lavoro – e dunque ai padri, ai mariti, ai fratelli – di poter offrire la propria forza lavoro nel mercato. La storia della forma famiglia è dunque strettamente intrecciata a quella del capitalismo, essendo la famiglia uno dei luoghi funzionali alla riproduzione del modello economico capitalista. Per esplicitarlo, Bertone ritorna alle origine di questo processo, e quindi alla transizione dal feudalismo al capitalismo, momento nel quale il ruolo sociale delle donne viene completamente ridisegnato, attraverso la privazione della loro funzione spesso centrale nelle comunità – in quanto levatrici, conoscitrici dei saperi della vita, della malattia e della morte, autorevoli fonti di connessione tra persone e contesti. Un processo che Bertone non esita a definire come privazione della soggettività delle donne, attraverso una ricodifica, molto più stringente, delle norme di genere, che le colloca senza appello all’interno della famiglia nucleare, nuovo motore del sistema economico nascente. Da questo punto di partenza sono numerose le modificazioni – del ruolo sociale delle donne e della forma famiglia – attraverso la rivoluzione industriale, la nascita del welfare state e l’era neoliberale. Senza dubbio, il filo conduttore di questi passaggi storici e sociali è la sedimentazione del lavoro di cura in quanto mansione specifica attribuita alle donne, una mansione che tuttora è possibile sfidare a fatica.

Se è vero che il lavoro rappresenta una delle lenti fondamentali attraverso cui la famiglia è stata letta, Bertone fa luce anche su un secondo aspetto fondamentale: quello delle pratiche. La famiglia infatti, più che un costrutto ontologico – e monolitico – è ciò che si fa, ovvero un fare costantemente, intrecciato ai gesti, alle modalità, alle forme di intimità, alle gradazioni affettive, ai corpi, alla quotidianità. Il passaggio dall’osservare cosa è una famiglia a cosa fa una famiglia, spiega Bertone, è un passaggio fondamentale della disciplina, a cui ha contribuito fortemente il lavoro di David Morgan. È infatti grazie al suo lavoro che la famiglia viene alla luce non come formazione stabile ma come spazio di agency, negoziazione e costanti spostamenti, prodotti dalle pratiche che le persone mettono in campo. Questo passaggio risulta fondamentale perché permette finalmente di leggere il mutamento sociale, e dunque di capire nella quotidianità e nell’esperienza incarnata come i confini, le forme e le traiettorie del fare famiglia cambino. L’ispirazione teorica per queste riflessioni affonda nell’interazionismo, nel femminismo e nell’etnometodologia, prospettive analitiche di riferimento che Bertone argomenta in profondità. Ma oltre al piano teorico, questa prospettiva attinge anche al piano empirico, modificando i modi di fare ricerca sulla famiglia, privilegiando ad esempio le tecniche qualitative, maggiormente in grado di cogliere il piano delle interazioni e delle azioni che legano le persone all’interno della forma famiglia. Ricerche che, come Bertone spiega, hanno a che fare con pratiche familiari che sono “in gran parte pratiche di cura: l’attenzione empirica a ricostruire i gesti quotidiani di cura, la variabilità di significati che le persone vi attribuiscono, le micro negoziazioni su chi fa cosa, e come va fatto, ha arricchito la conoscenza di queste pratiche e la consapevolezza della loro complessità, dinamicità, indeterminatezza” (pag. 67).

L’approccio delle pratiche ha rappresentato senza dubbio una chiave di volta, ma, sottolinea Bertone, è importante collocarlo nel contesto più ampio in cui determinate strutture sociali si articolano. Per questo il terzo capitolo propone un affondo sui così detti copioni sessuali, che interrogano, a livello sistemico e strutturale, la maniera in cui la sessualità, e più specificatamente l’eterosessualità, fondano il concetto di famiglia. Se con La storia della sessualità Michel Foucaul apre la strada per interrogare in quest’ottica il piano della sessualità, è negli anni Settanta che viene coniato il concetto di sexual scripts, come “modelli di condotta sessuale socialmente costruiti a cui gli attori fanno riferimento per dare senso e orientare i propri modi di vivere la sessualità” (pag. 75). Per evitare anche in questo caso il rischio di sedimentare una rappresentazione fissa dei copioni sessuali, Gagnon e Simon, che hanno coniato il concetto, procedono all’elaborazione dello scripting, ovvero quella dimensione processuale insita nel vivere la sessualità e abitarla, non solo come un insieme di norme di condotta da incorporare ma come un complesso processo di negoziazioni, rielaborazioni e nuove configurazioni portate avanti dai soggetti. Con questa prospettiva, come Bertone sottolinea, dialogano nel tempo in maniera serrata gli studi femministe, LGBT, e queer, che faranno della de-essenzializzazione della sessualità un veicolo fondamentale per aprire a nuove esperienze incarnate, in grado di destabilizzare più in generale le norme di genere e sessualità.

Il quarto capitolo è dedicato all’integrazione dei vari sguardi sulla famiglia attraverso il posizionamento femminista. Riferimento imprescindibile per farlo è il lavoro di Dorothy Smith, il cui obiettivo è stato di ripensare la ricerca sociale riprendendo dal femminismo i suoi elementi fondamentali, ovvero da un lato quello di indagare la realtà a partire da sé, dalla propria posizione nel mondo e dai propri saperi incarnati, e dall’altro di svelare il lato profondamente politico del personale, ovvero della sfera dell’intimità e di ciò che viene considerato meramente “privato”. C’è una specificità, in quanto donne, nel fare ricerca sociale, perché da una posizione subalterna è più chiaro leggere la natura per niente neutra sia dello sguardo, che dell’oggetto, che dell’esito della ricerca. Per questo ad emergere è un nuovo modo di fare ricerca sociale che affonda nei vissuti, che sfida l’oggettività, e interroga l’esperienza dall’interno dell’esperienza. Se è vero che questo modo si radica nell’esperienza, non si limita a questo, poiché il particolare diventa strumento per leggere le dinamiche sistemiche, e collocarle all’interno di quadri più ampi di organizzazione della realtà. In questo Smith dialoga sia con l’etnometodologia che con il materialismo storico, nella convinzione che “concetti e discorsi devono essere trattati non come se fossero descrittivi dell’esperienza, ma come organizzatori dell’esperienza. Scoprire come funziona questa organizzazione è un obiettivo al tempo stesso conoscitivo e politico” (pag. 99). È così che nasce l’institutional ethnography, come modo per comprendere le esperienze familiari, o meglio per partire dalle esperienze e individuare i processi testuali che le organizzano. Sono molti i campi in cui questa prospettiva si articola, di cui Bertone propone una panoramica attraverso, tra gli altri, il lavoro, le relazioni di governo, i lavori delle madri per la scuola.

Il volume si chiude con gli orizzonti femministi, ovvero con quelle prospettive visionarie orientate a trasformare, superare, abolire la famiglia. Nel fare questo, Bertone sceglie di dedicare spazio di legittimità a tutto quel complesso di saperi e di pratiche che vengono dai movimenti, e che indirizzano a concetti e teorie una sfida profonda fondata sull’esperienza. La panoramica si apre sull’abolizionismo, una proposta che ha investito una serie di istituzioni sociali, come la famiglia ma anche il carcere e più in generale il sistema penale, in quanto luoghi di riproduzione di un patriarcato fortemente classista e razzista. L’abolizione non intende alludere a una scomposizione totale dei legami sociali ma, al contrario, alla capacità di immaginare forme di impegno reciproco, di intimità e di cura svincolate da quelle pratiche e quelle norme intrinsecamente radicate nell’oppressione e nella subalternità di donne, persone razzializzate, persone LGBTQIA+. Dentro questa prospettiva trova spazio la nuova ondata femminista globale, il cui motore propulsore viene dal Sud del mondo e che di quella prospettiva geografica e politica ha le caratteristiche, ad esempio nella centralità dei legami comunitari, non in quanto comunità slegate dalle contraddizioni e dai rapporti di potere ma in quanto luoghi imbrigliati nella realtà, dentro cui margini di trasformazione vengono elaborati. Trovano spazio anche gli sguardi queer sulle relazioni, che a partire dall’epidemia di AIDS negli anni Ottanta sono stati costretti a ripensare la radice dei legami sociali e di cura.

Il viaggio proposto da Bertone, attraverso tappe teoriche ed empiriche diverse, sembra risuonare con lo stesso intento raccontato nel recente volume di Chiara Saraceno:

La famiglia naturale non esiste, è una invenzione culturale. La famiglia, sia nella sua forma normativa, istituzionale, sia nel modo in cui viene praticata, è una costruzione storico-sociale, le cui forme e contenuti differiscono nello spazio e nel tempo. Ci può apparire naturale perché crescendo, per lo più, in famiglie costituite in un certo modo diamo per scontato che quello sia l’unico modo possibile e normale. […] le preoccupazioni di fronte al cambiamento e alle differenziazioni sono legittime e vanno comprese. Ma non possono essere risolte riferendosi a una famiglia naturale – il papà, la mamma e i bambini – che in realtà è una, anche bellissima quando funziona, costruzione storica, culturale, giuridica, largamente minoritaria nella storia dell’umanità (Saraceno, 2025: 5).

È dunque questo un libro che affronta a viso aperto uno dei nodi più conflittuali del presente, intorno a cui si giocano partite elettorali ma anche la distribuzione di riconoscimento, diritti e risorse, che troppo spesso continua a produrre esclusione, marginalità e solitudine. Un libro che non perde il carattere di accessibilità, pur nel rigore scientifico, e che rivitalizza un dibattito nel quale sempre nuove voci possano sfidare la fissità del discorso pubblico sulla famiglia.

Ogni capitolo del libro di Bertone si chiude con la sezione: “Prospettive”. In quest’ottica è possibile leggere il suo intero intento. Come una prospettiva per ripensare la famiglia in quanto luogo tutt’altro che naturale. Come campo di ricerca e di analisi che interroga continuamente il presente. Come strumento per continuare ad indagare la realtà senza arrendersi alle sue strettoie. Come prospettiva trasformativa in grado di consegnare dignità e voce a quella molteplicità di fare famiglia e comunità, dentro un orizzonte trasformativo e prossimo ai bisogni del presente e del futuro.


Giada Bonu Rosenkranz

Riferimenti bibliografici

Acquistapace, A. L. (2022). Tenetevi il matrimonio e dateci la dote: Il lavoro riproduttivo nelle relazioni di intimità, solidarietà e cura oltre la coppia nell’Italia urbana contemporanea. Mimesis.

Faludi, Susan. 1991. Backlash: The Undeclared War Against American Women. New York: Crown.

Graff, Agnieszka, and Elżbieta Korolczuk. 2022. Anti-Gender Politics in the Populist Moment. Taylor & Francis. doi:10.4324/9781003133520.

Haggard, Stephan, and Robert Kaufman. 2021. “The Anatomy of Democratic Backsliding.” Journal of Democracy 32(4): 27–41.

Kuhar, Roman, and David Paternotte. 2017. Anti-Gender Campaigns in Europe: Mobilizing against Equality. London: Rowman & Littlefield.

Lavizzari, Anna, and Zorica Siročić. 2023. “Contentious Gender Politics in Italy and Croatia: Diffusion of Transnational Anti-Gender Movements to National Contexts.” Social Movement Studies 22(4): 475–93. doi:10.1080/14742837.2022.2052836.

Saraceno, C., & De Luca, M. N. (2025). La famiglia naturale non esiste. Gius. Laterza & Figli Spa.

Serughetti, Giorgia. 2021. Il vento conservatore: La destra populista all’attacco della democrazia. Gius.Laterza & Figli Spa.

Waldner, David, and Ellen Lust. 2018. “Unwelcome Change: Coming to Terms with Democratic Backsliding.” Annual Review of Political Science 21(Volume 21, 2018): 93–113. doi:10.1146/annurev-polisci-050517-114628.