Dentro la zona grigia dei learning outcomes:: aspetti politici e di processo del profilo dell’animazione socioeducativa (youth work) in Puglia
Published 2026-10-02
Keywords
- youth work,
- competenze,
- politiche giovanili,
- educazione non formale,
- pratiche dal basso
How to Cite
Copyright (c) 2026 Domenico Emiliano, Anna Fausta Scardigno

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Abstract
Il crescente rilievo attribuito ai Learning Outcomes nella definizione dei profili educativi investe oggi anche gli spazi dell'apprendimento non formale, terreno di azione dello youth work. In questi contesti, gli animatori socio-educativi non operano come meri fornitori di servizi, quanto piuttosto come facilitatori di processi di crescita, promotori di riflessione e mentori capaci di valorizzare il potenziale giovanile al di fuori del curriculum scolastico formale. Sebbene nel panorama pugliese la recente Legge Regionale 10/2025 sancisca il riconoscimento ufficiale della professione – definendola un crocevia fondamentale per la transizione alla vita adulta – il quadro normativo omette una chiara declaratoria delle competenze e del perimetro operativo, relegando di fatto gli operatori in una "zona grigia" definitoria.
Al fine di indagare come tale vuoto istituzionale venga colmato dalla prassi lavorativa, il presente contributo esplora l'identità professionale e il profilo di competenze dello youth worker "istituzionalizzato" dalla Regione e, attraverso un'indagine qualitativa basata su interviste in profondità agli operatori della misura "Galattica", si evidenzia l'eterogeneità dei background di partenza, le specifiche strategie di organizzazione lavorativa adottate e le competenze trasversali e relazionali apprese sul campo.
L’analisi restituisce un quadro multidimensionale delle frizioni e delle potenzialità insite nel rapporto tra la rigidità istituzionale della pubblica amministrazione e la natura processuale dell'animazione socio-educativa. In questo scenario, gli youth workers agiscono su un doppio binario: se da un lato sono tenuti ad assolvere ai mandati regionali, dall'altro appaiono attivamente coinvolti nello sviluppo della policy, co-progettando e implementando soluzioni innovative. Le complessità di ruolo riflettono, inoltre, una profonda spaccatura interna alla comunità professionale: una fazione rivendica l'allineamento ai framework formali come leva indispensabile per l'emancipazione lavorativa, la tutela sindacale e la garanzia di "valore di scambio" per le soft skills sul mercato; l'altra, al contrario, rigetta la certificazione di competenze apprese in contesti non formali, ritenendola un "ossimoro" burocratico volto a una misurazione superficiale che rischia di non cogliere l'essenza dell'esperienza educativa.
In conclusione, si argomenta che il profilo dello youth worker pugliese non derivi da un'applicazione passiva di modelli teorici top-down; al contrario, l’ibridazione di saperi pregressi e competenze inedite permette a questa figura di affiancare l’amministrazione — la quale deve dimostrarsi capace di dare fiducia e superare la propria postura tradizionale — innescando, tramite processi bottom-up, una politica pubblica realmente generativa e radicata nei bisogni del territorio.