Received: July 9, 2025; Accepted: October 27, 2025; Published: December 19, 2025
Giovanni Rosadi, il più antico e costante fautore delle bellezze naturali d’Italia. Relazione introduttiva al convegno nel centenario della scomparsa
Department of Agriculture, Food, Environment and Forestry (DAGRI), University of Florence, Italy
E-mail: ilaria.tabarrani@unifi.it
Abstract. The conference dedicated to Giovanni Rosadi, held in Florence on 16 maggio 2025 to mark the centenary of his death, brought renewed attention to a key figure in the origins of Italian landscape law. Starting from the rediscovery of his 1910 legislative proposal “For the Protection of the Landscape”, the event offered a multidisciplinary reflection on the relevance of his ideas today. The introductory paper, while framing the contributions of the speakers, highlights the importance of distinguishing between the protection of landscape values and environmental protection, calling for a clearer, more effective and sustainable evolution of operational tools.
Keywords: Giovanni Rosadi, landscape protection, environmental law, legal history, sustainability, planning tools.
Il convegno dedicato a Giovanni Rosadi1, nato a Lucca nel 1862, tenutosi il 16 maggio 2025 a Firenze – luogo in cui si svolse e si concluse la sua vita pubblica e civile nell’aprile del 1925 – ha rappresentato l’occasione per restituire piena visibilità a una figura fondativa del pensiero giuridico sul paesaggio in Italia troppo a lungo dimenticata. Promosso con il sostegno dell’Accademia Lucchese, del Ce.S.E.T. e di numerosi enti patrocinanti, l’evento ha inteso proporre una rilettura in chiave multidisciplinare dell’opera di Rosadi, evidenziandone l’attualità alla luce delle sfide ambientali e istituzionali del presente.
La riflessione che ha condotto all’organizzazione2 di questa giornata nasce da un percorso di studio e ricerca, che mi ha portato – anche nel mio ruolo istituzionale e professionale presso la Regione Toscana3 – a interrogarmi sull’origine e sulla coerenza dei criteri alla base della individuazione dei beni paesaggistici oggi tutelati. In questo contesto si è reso necessario, oltre allo studio dell’evoluzione normativa, della letteratura e della giurisprudenza, un confronto – per quanto possibile – diretto con gli autori e i protagonisti della tematica4. È questo il percorso che mi ha condotto alla riscoperta della figura di Giovanni Rosadi, e in particolare alla sua proposta di legge “Per la difesa del paesaggio”, presentata il 14 maggio 1910, che ho potuto recuperare (grazie alla collaborazione preziosa del personale della Biblioteca della Camera dei deputati) nella sua stesura originale e integrale5 e sottoporre all’attenzione dei relatori intervenuti.
Ad aprire i lavori è stata la relazione di Roberto Balzani, che ha delineato con estrema chiarezza il profilo intellettuale e politico di Rosadi. Attraverso una sintesi dell’accurata indagine archivistica, Balzani ha ricostruito le tappe legislative e il pensiero giuridico che condussero Rosadi a concepire la difesa del paesaggio come questione di interesse pubblico culturalmente fondata. È emersa così una figura che, pur non avendo goduto della notorietà di altri legislatori (emergendo più come un tecnico che un politico), ha lasciato un’impronta profonda e duratura nella genesi delle leggi di tutela.
Gabriella Biagi Ravenni ha offerto un ritratto personale e inedito di Rosadi, attraverso l’analisi dell’amicizia di lunga data con Giacomo Puccini, documentata da un ricco carteggio. Ne è emerso il profilo di un uomo profondamente immerso nella cultura del suo tempo, capace di mantenere un dialogo fecondo anche su temi controversi, come la riforma della legge sul diritto d’autore, senza mai incrinare il rapporto umano. Questo contributo ha illuminato l’orizzonte affettivo e intellettuale da cui nasceva la sua sensibilità per le “bellezze naturali”.
La relazione di Guido Sali ha esplorato il rapporto tra l’opera di Rosadi e le trasformazioni dell’economia rurale e ambientale italiana. Attraverso un’analisi che coniuga i piani giuridico, agronomico ed economico, Sali ha mostrato come l’approccio rosadiano al paesaggio fosse già, nei primi del Novecento, orientato a un equilibrio tra uso del territorio, tutela dell’ambiente e benessere collettivo. La sua riflessione ha messo in luce il carattere anticipatore di un pensiero che ancora oggi può contribuire alla costruzione di politiche pubbliche orientate alla sostenibilità.
Infine, la relazione di Nicoletta Ferrucci ha saputo raccordare magistralmente il pensiero di Rosadi con la più recente evoluzione costituzionale, mettendo in evidenza come le sue intuizioni abbiano trovato piena legittimazione nella riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione. Ferrucci, ponendo l’accento anche sulle criticità generate dall’estensione della tutela paesaggistica ai beni ambientali operata dalla legge Galasso, ha così offerto un solido contributo a favore di una piena rilettura della figura di Rosadi.
È proprio in questo solco che si inserisce la riflessione che ho maturato nel tempo, grazie soprattutto al dialogo con il giudice emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena, coautore del decreto ministeriale del 21 settembre 1984: l’ipotesi, cioè, di restituire ai beni ambientali – come boschi, corsi d’acqua, laghi – una disciplina propria, fondata sulla loro valenza intrinseca e non più assoggettata a un vincolo concepito per le bellezze naturali paesaggistiche, che richiedono invece un riconoscimento culturale ed estetico, pubblico e partecipato di “notevole interesse”6.
Nella mia esperienza ho maturato la convinzione – confermata anche dalle voci autorevoli intervenute – che oggi sia possibile distinguere con chiarezza tra la tutela dei beni paesaggistici, fondata in primo luogo su una valutazione culturale ed estetica di “interesse pubblico”, e quella dei beni ambientali, la cui rilevanza è intrinseca, oggettiva e non dipende da un giudizio estetico né necessariamente da un procedimento di qualificazione. Ma ciò che più conta, e di questo adesso sono profondamente convinta, è comprendere una volta per tutte che si tratta di tutele differenti, che devono essere affidate, prioritariamente, alle istituzioni e ai soggetti dotati degli strumenti più adeguati a salvaguardare in modo efficace le caratteristiche che le rendono meritevoli di protezione.
È per questo che le due categorie di beni, sovrapposte nella stagione del decreto Galasso per motivi di urgenza e assenza di strumenti alternativi (così ho potuto ricostruire nei dialoghi con Maddalena), necessitano oggi di essere ricondotte a regimi regolativi coerenti con la loro natura. Lungi dal proporre un arretramento delle garanzie, tale distinzione intende rafforzare – centrando l’intervento – le tutele esistenti, restituendo efficacia e razionalità a un sistema spesso appesantito da ambiguità, sovrapposizioni e mancanza di competenze.
Al tempo stesso, una più chiara distinzione tra i regimi applicabili ai beni ambientali e a quelli paesaggistici si tradurrebbe anche in una significativa semplificazione amministrativa, contribuendo a ridurre i tempi e la complessità dei procedimenti autorizzativi, in coerenza con i principi di proporzionalità e buona amministrazione.
In sintesi, tutto questo per dire che riflettere oggi su Giovanni Rosadi significa non solo rendere omaggio a un protagonista rimosso della nostra storia giuridica, ma anche riscoprire e recuperare una chiave di lettura essenziale per comprendere le radici e i futuri sviluppi della tutela del paesaggio e dell’ambiente in Italia. Che questo numero speciale della rivista Aestimum possa almeno contribuire a riaprire un dibattito di lungo respiro, capace di coniugare memoria, consapevolezza e innovazione normativa.
1 Il titolo dell’evento è ispirato alle parole che lo stesso Rosadi scrisse a Edwin Cerio nella lettera del 23 febbraio 1923, successivamente pubblicata negli Atti del Convegno del Paesaggio svoltosi a Capri nel 1922 e riproposta nel volume “1923-1993. Contributi a settant’anni dalla pubblicazione degli Atti del Convegno del Paesaggio”, a cura di Giuseppe Galasso, Alberto G. White e Valeria Mazzarelli, Edizioni La Conchiglia.
2 Il convegno, nato su mia proposta, è stato reso possibile soprattutto grazie all’impegno di Enrico Marone e Nicoletta Ferrucci, ai quali rivolgo un sincero ringraziamento.
3 Dal 2019 sono responsabile dell’Ufficio incaricato della costruzione e gestione dei quadri conoscitivi georeferenziati a supporto dei procedimenti amministrativi della Regione e degli Enti Locali. Tali dati confluiscono nella Base Informativa Regionale ufficiale, gestita attraverso il Sistema Informativo Territoriale della Regione Toscana.
4 Oltre al riferimento imprescindibile a Giuseppe Galasso – con il quale ho avuto purtroppo solo un breve ma significativo scambio prima della sua scomparsa nel 2018 – e agli studi di importanti autori, tra cui in particolare Roberto Balzani, è stato per me particolarmente rilevante il lavoro svolto in occasione dell’intervista a Paolo Maddalena, realizzata nell’ambito del convegno La cartografia a supporto della tutela paesaggistica, da me curato per la Regione Toscana e tenutosi a Firenze il 6 dicembre. L’intervista è disponibile sul canale YouTube di InToscana www.youtube.com/watch?v=HbsESkTmiJE
5 L’opera dalla quale ho appreso l’importanza del documento è il volume di Nicola A. Falcone “Il paesaggio italico e la sua difesa. Studio giuridico-estetico”, pubblicato da Alinari a Firenze nel 1914.
6 Su questo tema ho condotto una ricerca approfondita nell’ambito del Master di II livello presso l’Università di Padova, sviluppando un project work sugli strumenti di rappresentazione cartografica, svolto presso la Regione Toscana e attualmente in corso di pubblicazione.