Received: July 16, 2025; Accepted: October 27, 2025; Published: December 19, 2025
Giovanni Rosadi, “antico amico” di Giacomo Puccini
Centro studi Giacomo Puccini, Lucca, Italy
E-mail: ravenni@puccini.it
Abstract. The essay aims to illustrate the “ancient” friendship between Giovanni Rosadi and Giacomo Puccini, which began in their early teens and lasted uninterrupted until the year of Puccini’s death. Valuable evidence can be found in the correspondence between the two. In addition to distant memories, the two were also linked by their relationship with their hometown, from which they lived more or less distant. An exchange of correspondence from 1911 provides an opportunity to examine one of Rosadi’s many legislative initiatives, that of the reform of the copyright law. Rosadi had proposed a reduction of the period of protection on musical works to only ten years. Puccini had also publicly expressed his strong dissent on the matter, joining the choral reaction of composers that had found wide space in the press. The episode did not interrupt the correspondence or break the friendship: Puccini’s last letter to Rosadi, written on 30 October 1924, a few days before he departed for Brussels, bears witness to this.
Keywords: Giovanni Rosadi, Giacomo Puccini, ancient friendship, Antichi ricordi musicali, copyright, 1911, farewell.
Index
Giovanni Rosadi è stato sicuramente un grande italiano, anche se non ha meritato una voce nel Dizionario biografico degli Italiani. Nel Chi è del 1908 troviamo questa scheda:1
ROSADI Giovanni, avvocato. È uno dei più colti e facondi penalisti del Foro toscano. È nato a Firenze, dove è stato per molti anni consigliere comunale, e dove ha occupato ed occupa altri importanti pubblici uffici. È elegante conferenziere. Deputato del Collegio di Firenze II, da due legislature. Ha pubblicato drammi e commedie, una commemorazione del pittore Senno, il Processo di Gesù, ecc. ecc. Residenza abituale Firenze.
L’errore sul luogo di nascita è chiaramente derivato dal forte radicamento di Rosadi nel capoluogo toscano, anche se i legami con la città natale, Lucca, furono sempre strettissimi. Circa sei mesi dopo la morte (4 aprile 1925) fu posta una lapide in Via S. Andrea 26:2
IN QUESTA CASA NACQUE IL 9 SETTEMBRE 1862
GIOVANNI ROSADI
ONORE DEL FORO TOSCANO
DEGLI UMILI PATRONO
DEI RELITTI CONSOLATORE
ESPERTO NELLE ELEGANZE
DELLA PROSA DIALETTICA
MENTE LIMPIDA OPEROSA
NELLA COSCIENZA E NELLA DIFESA DEL BELLO
VIVACE DI FESTEVOLE URBANITÀ
ISPIRATO MEGLIO CHE DAI CLASSICI STUDI
COLTIVATI NEL LICEO CITTADINO
ALLA SERENITÀ DELLE LIETE CAMPAGNE FERACI
DELLA SUA INDIMENTICATA LUCCHESIA
IL COMUNE DI LUCCA NEL DÌ 25 OTTOBRE 1925
L’amicizia tra Giovanni Rosadi e Giacomo Puccini risaliva ai tempi dell’infanzia ed era continuata tutta la vita. Per illustrare questa ‘antica’ amicizia mi servirò essenzialmente di uno scambio epistolare del 1911 tra i due,3 che ci permette anche di mettere in evidenza un’iniziativa legislativa di Rosadi sul diritto d’autore, poco conosciuta ma menzionata nella commemorazione fatta in Senato alla sua morte. Tra gli altri meriti che gli venivano riconosciuti, si precisava che:4
All’amministrazione delle antichità e belle arti portò il suo entusiasmo di umanista e di amatore dell’arte e molte belle cose operò e di altre, che non poté compiere per le vicende parlamentari, lasciò fervide iniziative: sopratutto per la tutela dei diritti d’autore, per la difesa del patrimonio artistico nazionale, per la rivendicazione della fama di eletti artisti ingiustamente obliati.
Lo scambio epistolare del 1911 ha due focus: ricordi musicali ‘antichi’ e il diritto d’autore.
È Rosadi che prende l’iniziativa, il 18 agosto 1911:5
Caro Puccini.
[…] Dunque ritrovo oggi tra le mie carte dimenticate di un anno alcuni appunti presi da me nel settembre scorso dalla biblioteca dell’Istituto Pacini di Lucca e una lettera dell’ottobre scrittami dal buon Luporini,6 direttore dell’Istituto. Dagli appunti e dalla lettera resulta che in quella biblioteca si trovano tre inni a S. Giuseppe: uno del Cristofani,7 che non ci interessa; uno di Michele Puccini (Te Joseph celebrent, a 4 voci, con orchestra)8 e uno di Antonio Puccini (Te Joseph, a 4.)9 È nessuno di questi due quello a cui si accennò nel nostro breve incontro a Torre del Lago?
Ti ricordi che desideravi ritrovare lo spartito di quell’inno in cui tu facevi a S. Paolino le toccatine d’organo e io gli a solo di contralto nell’anno Domini?.. Io volli ricercarlo e non trovai altro. Poi tu passasti il mare, aggiungesti nuova fronda alla tua corona,10 e io dimenticai le ricerche che volle continuare il buon Luporini.
E nota che della Puccineide la biblioteca dell’Istituto Pacini possiede una buona raccolta.11 Ci son mottetti, mottettoni, cantate, cavatine, graduali, messe, Te Deum, Gratias, sei pezzi del Principe di Taranto12 e tutti i Finti Savoiardi.13
Possibile che non ci sia anche quel popolarissimo Tettè? Ricordo che lo chiamavamo così perché cominciava col Te ribattuto. Ma io non potei Se non ti è discaro questo ricordo, ahimè! tanto lontano leggere in biblioteca i due inni, che ritrovò più tardi il Luporini e me ne scrive solo accennandomene l’esistenza.
Se non ti è discaro il ricordo (e tu ami i Rricordi!14) dimmi se si è cercato invano. E scusa le malinconie forse forse importune d’un amico che nella xxx sulla via della gloria è rimasto ai lontani e tiepidi a solo del Tettè del Puccini.
Con l’affetto di quell’antica amicizia ti abbraccio e ti saluto.
Tuo
Firenze. 18 agosto 1911
Puccini risponde il 22 agosto:
Anch’io feci pratiche per ritrovare l’inno di S. Giuseppe di Domenico Puccini, ma non mi è riuscito mai di Trovarlo – Credo che fosse in mano del Tucci – della Scuola Nerici –
In quest’inno mi premeva risentire la dolce melodia che è in mezzo – una perla settecentesca che ancora mi aleggia indecisa all’orecchio!
Quando sarò a Lucca fra pochi giorni mi occuperò della cosa e ti saprò dirtene notizia.
È Puccini che attribuisce al nonno Domenico la paternità dell’introvabile ‘inno di S. Giuseppe’. Rosadi citerà la risposta di Puccini nel bellissimo articolo Giacomo Puccini. Ricordi d’infanzia, pubblicato il 7 dicembre 1924 su «Marzocco»,15 da leggere come la commemorazione del «concittadino, amico, gloria nazionale sicura» che non aveva potuto fare in Senato16 per «un rigore di convalescenza»:
Trovo, tra le sue lettere, quello che di significantissimo in proposito mi scriveva nell’agosto del 1911: «Anche io feci pratiche per ritrovare l’inno di San Giuseppe di Domenico Puccini, ma non mi è riuscito mai di trovarlo. In quest’inno mi premeva risentire la dolce melodia che è in mezzo, una perla settecentesca che ancora mi aleggia indecisa nell’orecchio!».
Tralascia però la frase «Credo che fosse in mano del Tucci – della Scuola Nerici», troppo complicata da spiegare a lettori non lucchesi. La Scuola Nerici, fondata da Luigi Nerici, allievo di Michele Puccini, poi cogestita insieme ai fratelli Tucci, Girolamo e Nicolao, era stata frequentata da entrambi. Puccini vi fu iscritto nel 1864, dopo la morte del padre e vi rimase fino al 1868 quando passò all’Istituto Pacini.17 Rosadi fu iscritto successivamente, il 2 dicembre 1870, ed ebbe tra i compagni Michele Puccini, fratello minore di Giacomo, e Luigi Napoleone Pieri, altro amico ‘antico’ di Giacomo per tutta la vita.18
Rosadi cita anche un’altra lettera:
E ancora in questi giorni, fra i travagli della cura terribile da intraprendere, mi scriveva spontaneamente, il 30 ottobre: «Domenica scorsa a Celle l’on. Macarini19 mi fece leggere un tuo brano scritto sui Puccini.20 Grazie. Tu ricordi sempre il Te Martyrum di Domenico mio nonno, geniale musicista, autore dell’introvabile inno a San Giuseppe. Questi tuoi pensieri a’ miei vecchi ti riconsacrano sempre più buon lucchese; e questo mi fa gran piacere».
Il ricordo musicale in questo caso sembra più preciso: Puccini cita un versetto di un Te Deum, «Te martyrum candidatus laudat exercitus» del nonno Domenico, che ne aveva composto vari, alcuni conservati nel Fondo Puccini, altri nominati nel Repertorio del bisnonno Antonio.21 Il titolo di uno di quelli solo nominati – Te Deum «spezzato fatto per S. Giuseppe a S. Paolino con Parti anche per il 2.do Coro» – ci fa ipotizzare che fosse proprio quella la composizione che entrambi cercavano. Rosadi nella lettera cita la Chiesa di San Paolino, mentre gli inni a S. Giuseppe venivano composti specificamente per la festa titolare della Chiesa di S. Giuseppe.22
Rosadi, raccontando della «mesta infanzia» di Puccini, che «condivise con le sorelle e il fratello una prima vita di privazioni e di tristezze» precisa che «quando sorpassò i dieci anni dovette fare qualcosa per guadagnare; e il suo lavoro non poteva essere che la musica» e aggiunge:
Il primo lavoro professionale di Giacomo consisteva nello stare all’organo, anche nelle esecuzioni orchestrali e corali. In tali occasioni si strinse la nostra amicizia pretestata, benché egli mi avanzasse di qualche anno di età, giacché io cantavo da contralto solista e lui doveva spesso mettersi d’accordo sull’organo con me. Questo ricordo non si è mai cancellato dalla sua mente. Nell’intervista coll’Ojetti, forse l’ultima, dell’altro ottobre,23 rievocava subito il solista Rosadi «in calzoni corti e polpe nude» e gli attribuiva l’abitudine di chiamare lui in ogni incontro col fischiettargli un versetto del Te Deum del nonno Domenico.24 È vero: e anche la prima volta che io lo rividi dopo i suoi trionfi, gli andai dietro, gli fischiettai il versetto «Aeterna fac» ed egli si voltò come lo avessi chiamato per nome.
Il versetto di un altro Te Deum, o un altro versetto dello stesso Te Deum, in ogni caso un altro ricordo musicale ben impresso nella memoria. Èd è proprio con questo versetto che Rosadi chiude il suo articolo: «Tu non tornerai più a noi, ma noi verremo a te, e io ti sussurrerò ancora una volta, nell’ultimo incontro: aeterna fac».
Il 21 dicembre 1910 ventisei deputati si erano riuniti in una sala di Montecitorio su iniziativa di cinque di loro, tra cui Rosadi, per promuovere emendamenti alla legge sul diritto d’autore e avevano incaricato Rosadi di redigere una relazione, che fu data poi alle stampe nel maggio 1911 col titolo Per alcuni emendamenti all’esercizio del diritto d’autore nelle opere musicali.25 Nella premessa Rosadi ricorda che la loro proposta, annunziata dalla stampa, aveva suscitato un acceso dibattito e che era stata presentata al Congresso internazionale di Musica (Roma, 7 aprile 1911), ottenendo ampio consenso.
Gli intenti espressi nella relazione sono molto chiari e strettamente interconnessi:
I. Limitazione del monopolio rispetto alla rappresentazione delle opere musicali, oggi rimessa all’arbitrio interessato degli editori con effetto di rappresaglia contro gli autori e in danno delle nuove speranze dell’arte.
II. Disponibilità delle partiture musicali, che oggi dopo ottant’anni si considerano ancora inedite e si sottraggono al libero uso degli studiosi.
Per illustrare il concetto di monopolio esercitato dagli editori, Rosadi immagina un dialogo tra un impresario «che non può formare il suo cartellone senza ricorrere ad una delle principali case editrici di musica» e un editore. L’impresario chiede di mettere in scena Aida, Lohengrin e Gioconda, l’editore chiede se intende mettere in scena altri titoli, l’impresario risponde affermativamente: l’opera A del maestro B e l’opera C del maestro D di altra casa editrice. L’editore chiede, per il nolo delle sue tre opere, 20.000 lire, l’impresario domanda perché un’altra volta gliene erano state chieste solo 9.000, l’editore risponde che in quel caso anche le opere in più erano sue. Alla richiesta dell’impresario di trovare un accomodamento, l’editore risponde proponendo di dare Madama Butterfly, invece delle due opere non sue. L’impresario è costretto ad accettare, i due autori B e D rimangono fuori scena e il pubblico perde l’occasione di sentirli. Tutti i titoli citati erano di Casa Ricordi, dunque nessuno avrebbe potuto dubitare che l’editore del dialogo immaginario fosse Giulio o Tito Ricordi.
L’iniziativa e poi la pubblicazione di Rosadi provocarono una serie di reazioni in Casa Ricordi.
Già in marzo Giulio Ricordi aveva scritto a Puccini:26 «è una vera infamia che quei coglioni di legislatori ammettano ad un ciabattino la proprietà assoluta delle sue ciabatte e la neghino agli artisti, spogliandoli dopo un lasso di tempo più o meno lungo», ringraziandolo per l’apprezzamento della sua «memorietta sui diritti d’autore» che si proponeva di tirare fuori al momento opportuno. E pochi giorni dopo Tito Ricordi era tornato sull’argomento:27
Io lunedì prossimo partirò per Roma per assistere a quel famoso Congresso internazionale di Musica di cui è magna pars il Podrecca28 e in cui hanno messo all’ordine del giorno i diritti d’autore delle opere musicali. Non voglio assolutamente che con un voto di sorpresa possono deliberare qualche cosa di dannoso ai nostri interessi e desidero essere sul posto per parare a qualunque evenienza. Sarebbe un ottima cosa se anche Tu venissi con me a Roma: in questa occasione si potrebbe deliberare qualche cosa di positivo col Comitato di laggiù e la Tua presenza al Congresso, anche muta, impedirebbe a molti di dire e fare delle sciocchezze.
Ma è in giugno che viene attuata una vera strategia d’attacco. Tito Ricordi la espone a Puccini:29
a Roma30 chissà cosa ne sentirai a proposito della famosa proposta Rosadi.
Oggi da Boito c’è stata seduta con Augusto Ferrari e Simoni – il Corriere con domani comincia una campagna per difendere i diritti integri e sacrosanti degli autori. Ferrari preparerà subito un memoriale da mandare ai Ministri e firmato dai compositori italiani, con alla testa Boito e tu.
Intanto si è deciso di mandare la seguente protesta a tutti i giornali:
“È nota la proposta dell’on. Rosadi di ridurre da 80 a soli 10 anni il diritto esclusivo di rappresentazione delle opere musicali.
Di fronte a questa incredibile diminuzione della patria potestà dell’artista sulla propria creazione e a così audace attentato contro l’integrità estetica dell’opera d’arte; di fronte ad una iniziativa così contraria al sentimento giuridico ed alle leggi delle più civili nazioni; di fronte a così grave offesa al nostro diritto naturale – noi, fieramente sdegnati, protestiamo”.
Se approvi ti prego di telegrafarmi la tua adesione.
È mia intenzione poi di pregar te Boito, Giordano e un giovane di chiedere udienza a Giolitti per fargli noti i nostri intendimenti, ben diversi di quelli espressi da quattro energumeni – rappresentanti del M° Montefiore e dell’Avv Campanari.
Spero avrai scritto subito all’avv Venanzi, segretario della Cooperativa fra Artisti Lirici e avrai pure fatta la dichiarazione al Giornale d’Italia come fece Boito a mezzo del telegrafo – abbiamo a che fare con una massa di porci!!! e così, fra l’indifferenza generale si vuol rovinare – in tutto – in tutto – il nostro bel paese – porci – porci – porci.
Si spiega così la prima reazione pubblica di Puccini: il 19 giugno invia un telegramma all’avvocato Venanzi, presidente della Cooperativa artisti lirici, direttori d’orchestra ed autori (da poco costituita con oltre 300 soci), che il Corriere della sera pubblica il giorno dopo:31
Essendo i miei principi riguardo alla durata dei diritti d’autore ed alla tutela artistica spettante all’autore stesso completamente opposti a quelli propugnati da codesto sodalizio nel telegramma di plauso all’on. Rosadi pubblicato dal Giornale d’Italia, giacché sono fermamente convinto che i termini dei diritti debbano essere quanto più possibile estesi e la tutela artistica dell’autore non debba soffrire alcuna limitazione, mentre protesto vivamente contro la forma ambigua del telegramma, prego di voler prendere atto delle mie irrevocabili dimissioni da socio di codesto sodalizio.
Giacomo Puccini
Segue, pochi giorni dopo, sul Corriere un lungo articolo di Renato Simoni, Dalli all’autore!,32 che difende con tono sarcastico i diritti dell’autore e dell’editore:
Ventisei deputati, tra presenti ed aderenti, si sono messi in testa di salvare il teatro musicale italiano. Si sono radunati, hanno discusso, hanno battuto le mani ad una relazione scritta dall’on. Rosadi, ne han propagato l’eco ai giornali, poi si sono atteggiati a tutori dei musicisti nostri.
Simoni demolisce la proposta e contesta duramente un concetto fondamentale della relazione di Rosadi «l’opera d’arte non è tutta dell’autore, ma è pur frutto della terra […] è derivazione dell’opera collettiva»:
L’opera musicale, signori miei, appartiene, è vero, a chi l’ha scritta, ma appartiene di più al pubblico. Il pubblico ha diritto di godersela magari in una pessima esecuzione, magari in una esecuzione buona di per sé, ma contraria alle intenzioni dell’autore. Il musicista è una divina cicala. La sua missione è di cantare sotto la canicola, fino a scoppiare. Lasciamo che scoppi purché il campo e il prato possano inebriarsi del concerto meriggiano. Tutti i padri hanno diritto di vegliare sulle loro creature; il musicista no. L’on. Rosadi dice: «Ottant’anni di paternità sono troppi. Quando per dieci anni il musicista è stato padrone dell’opera sua, ha il dovere di cedere all’universo la sua potestà. Dopo dieci anni chiunque vuole, ha da poter rappresentare l’opera purché paghi una somma stabilita». L’autore per ragioni sue personali può trovarne bestiale un’altra, può trovarne proditoria una terza; strilli a sua posta. Che pretese sono le sue? Non lo paghiamo? Non sa che non è il solo autore dell’opera sua? Non è che il rubinetto dal quale sgorga un filo d’acqua. Ma l’acqua viene dalla sorgente, dai depositi, dall’acquedotto, che sono la mente del popolo, l’anima del popolo, l’insegnamento del passato, il gusto del presente. Tutto questo è innegabile. L’autore prima di accingersi a scrivere un lavoro non ha necessità di inventare la musica. La musica c’è. I procedimenti tecnici sono stati in parte escogitati da altri. Egli ara un campo comune.
Simoni difende il ruolo degli editori, che sostengono spese che gli impresari non sosterrebbero, soprattutto per gli esordienti. Ammette che qualcuno rimane indietro, ma fa notare che comunque ogni anno si rappresentano sessanta opere nuove.
Ma in ogni modo mandiamo pure al diavolo gli editori. Troviamo però chi lo sostituisca. Sarà l’impresario? Ma l’impresario ha tutta la ragione di mettere in scena solo opere di esito sicuro, di non fidarsi dell’incerto. E allora addio opere nuove, opere giovanili! – Pure una volta si davano – Ma una volta i teatri erano sovvenzionati. Faccia lo Stato qualcosa di simile e allora si parlerà.
Non manca la risposta sull’imposizione di Madama Butterfly:
C’è o no abuso? Sicuro che c’è! ma se è a profitto dell’editore, è anche a profitto dell’autore, e di ciò mi compiaccio. La Butterfly cadde a Milano, l’editore non la abbandonò. Non poté mica imporre gli applausi; fece in modo che essa fosse riudita con spiriti più calmi. In America, in Inghilterra, in Germania, in tutto il mondo quest’opera italiana è una delle più amate, delle più ricercate, e fa parte del repertorio dei maggiori teatri. Senza l’editore, senza insomma qualcuno che si ostinasse a credere in essa, addio Butterfly. Non se ne sarebbe più sentito parlare! Quale impresario alle prese con l’ardua speculazione lirica l’avrebbe ripresa?
E ancora il Corriere della sera pubblicò un comunicato stampa molto duro nei confronti della proposta Rosadi diramato da venticinque musicisti italiani:33
È nota la proposta di un gruppo di deputati di ridurre da ottanta a soli dieci anni il diritto esclusivo degli autori sulle rappresentazioni delle opere musicali.
Di fronte a questa incredibile minaccia di limitare a pochi anni il nostro diritto di tutela intellettuale sulle opere nostre per lasciarle in balia di qualunque speculatore avido ed ignorante; di fronte ad una proposta così contraria al sentimento giuridico ed alle leggi delle più civili nazioni ed a così grave offesa fatta al nostro diritto naturale, noi, profondamente indignati, protestiamo.
Seguono le firme di, fra gli altri, Arrigo Boito, Franco Alfano, Stefano Donaudy, Alberto Franchetti, Umberto Giordano, Pietro Mascagni, Italo Montemezzi, Ildebrando Pizzetti, Puccini, Ottorino Respighi, Spiro Samara, Riccardo Zandonai e Amilcare Zanella.
Ritorniamo allo scambio Rosadi/Puccini. Rosadi inizia così:
È l’aborrito Rosadi l’infame persecutore del monopolio musicale, che ti scrive. Ma non per discutere di monopolio, sul quale si serba per miglior tempo le sue povere forze e non le spreca nel predicare ai peccatori irriducibili.
Puccini risponde all’«aborrito Rosadi», con «Caro e terribile amico», poi ribadisce in modo perentorio il suo punto di vista:
Ti saluto caramente ma non ti posso perdonare i 10 anni famosi –
L’autore è di dritto il tutore dell’opera propria finché vive e lo spirito suo tutelare deve esser trasmesso a chi di dritto –
In questo breve scambio sono sintetizzati due punti di vista antitetici: da una parte una visione antimonopolista anticipatrice di concetti che ancora oggi sono all’ordine del giorno, dall’altra una concezione tradizionale che tiene particolarmente a quello che oggi si definisce per brevità ‘diritto morale’, ovvero la protezione delle proprie opere dalla deturpazione di esecutori non affidabili.
In ogni caso, nonostante le dure e diffuse proteste, Rosadi e gli altri (il gruppo era diventato ancora più grande dei venticinque deputati iniziali) andarono avanti e presentarono in parlamento la proposta di legge l’11 giugno 1912, e di nuovo il 7 giugno 1913, senza successo.
La dura contrapposizione su un argomento così importante per Puccini non aveva guastato l’amicizia. La lettera di Puccini del 30 ottobre 1924, citata da Rosadi nella sua ‘commemorazione’ per i comuni antichi ricordi, si chiude così:34
Per il Lago si ottenne che i piloni non lo attraversassero. In vece però di piantarli sulla ripa come credevasi e speravasi, li schiaffano a 80 o 100 metri nell’acqua distanti dal ciglio – Sarà un dispetto? Vuoi domandarlo a chi può risponderti?
È l’ultima richiesta di un favore al «più antico e costante fautore delle bellezze naturali d’Italia», come si era autodefinito Rosadi stesso.35 È noto d’altra parte che Puccini aveva scelto di vivere a Torre del Lago anche per il fascino del luogo e che l’aveva lasciata per quella che a lui sembrava la distruzione di un paradiso, quando sulle rive del lago fu impiantata una torbiera. La felice iniziativa legislativa di Rosadi per la tutela del paesaggio sicuramente era stata apprezzata da Puccini.
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1 Chi è? Annuario biografico italiano con cenni sommari delle persone più note del parlamento, dell’esercito, dell’armata, della magistratura, del clero, delle pubbliche amministrazioni, dell’insegnamento, della letteratura, dell’arte, dell’industria e del commercio, compilato a cura di G. Biagi, Roma, G. Romagna e C. Editori, 1908.
2 Sulla lapide lo stemma del Comune e il Fascio littorio. Nel 1950, venticinquesimo anniversario della morte, fu posta una lapide a Firenze, in via Lupi 9, dove abitava. Ringrazio Ilaria Tabarrani per la segnalazione delle lapidi.
3 Si conoscono 32 lettere di Puccini a Rosadi, tra 1892 e 1924 (Carteggio Rosadi, Biblioteca Riccardiana, Firenze, d’ora in avanti Carteggio Rosadi) e 9 lettere di Rosadi a Puccini (Archivio Puccini, Torre del Lago, d’ora in avanti I-TLp). Ringrazio la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, proprietaria dell’archivio, per avermi concesso e facilitato la consultazione di tutti i documenti utili alla preparazione di questo articolo.
4 Vedi https://patrimonio.archivio.senato.it/repertorio-senatori-regno/senatore/IT-SEN-SEN0001-001936/rosadi-giovanni?t=commemorazione.
5 Minuta in Carteggio Rosadi, cass. 6/66, pubblicata in Marcello De Angelis, Giovanni Rosadi interlocutore di Puccini e Mascagni e… la gelosia di Elvira, in Firenze e la musica. Fonti, protagonisti, committenza. Scritti in ricordi di Maria Adelaide Bartoli Bacherini, a cura di C. Bacherini, G. Sciommeri e A. Ziino, Roma, Istituto per la storia della musica, 2014, pp. 441-464: 454-455. La lettera inviata è conservata in I-TLp.
6 La lettera di Gaetano Luporini del 28 settembre 1910, conservata insieme alla minuta di Rosadi, è pubblicata in De Angelis, Giovanni Rosadi, p. 454.
7 Di Regolo Cristofani si conoscono in realtà più versioni dell’inno (degli anni 1767, 1769, 1771, 1772), tutte conservate nel Fondo Puccini della Biblioteca Conservatorio «L. Boccherini» (un tempo Istituto musicale Pacini di Lucca), d’ora in avanti Fondo Puccini.
8 Dovrebbe trattarsi dell’Inno a S. Giuseppe a 4 v. concertato del 1843 (Fondo Puccini M18).
9 Dovrebbe trattarsi dell’Inno a 4 v. concertato senza strumenti per S. Giuseppe del 1829 (Fondo Puccini A20f)
10 Per il trionfo della Fanciulla del West alla Metropolitan Opera House di New York (10 dicembre 1910). Puccini era partito per New York all’inizio di novembre.
11 Sulla «Puccineide», ovvero sulla donazione fatta nel 1891 da Giacomo Puccini all’Istituto Pacini, che costituisce oggi il Fondo Puccini, vedi Gabriella Biagi Ravenni, Biblioteca di Casa Puccini. Tra inventari, acquisizioni, vendite, donazioni, dispersioni e ricomposizioni, in Viaggi italo-francesi. Scritti ‘musicali’ per Adriana Guarnieri, a cura di M. Bottaro e F. Cesari, Lucca, LIM, 2020, pp. 193-220.
12 Se Rosadi, con «principe di Taranto», allude a Giovanni Paisiello, maestro di Domenico Puccini, bisogna osservare che nel Fondo Puccini non sono conservati i «sei pezzi». Dato che invece una decina di composizioni di Paisiello sono presenti nella Biblioteca degli antenati in I-TLp, si deve ipotizzare che almeno quei sei brani siano stati spostati dopo il 1910/1911.
13 Il Ciarlatano o i Finti Savojardi, opera buffa in 2 atti di Domenico Puccini, 1815.
14 Anche se Rosadi cancella la R, l’allusione a Casa Ricordi, che riguarda il focus sul diritto d’autore, è chiarissima.
15 Cito da Quel che disse Giovanni Rosadi, Roma, Casa editrice “Etrusca”, 1930, pp. 382-386. Vedi anche: Giovanni Rosadi, Ricordi, in Giacomo Puccini. Lucca al suo glorioso figlio nel trigesimo della morte, a cura del Comune di Lucca, Lucca, Tip. Rinascenza Italica, s. a. [1924], pp. 1-2.
16 Puccini e Rosadi erano stato nominati senatori il 18 settembre 1924.
17 Per una ricostruzione aggiornata degli anni lucchesi di Giacomo Puccini vedi Gabriella Biagi Ravenni, Giacomo Puccini ‘preoperistico’ 1870-1885, in Libretto – Partitur – Szene. Studien zum Musiktheater. Festschrift füt Jürgen Maehder zum 70. Geburstag, herausgegeben von T. Betzwieser, R. Erkens, A. Jacobshagen und P. Ross, Peter Lang, 2022, pp. 237-260.
18 Rosadi rievocò i tempi della Scuola Nerici, lodandone l’eccellenza, nell’articolo Ricordi prima citato.
19 Il 26 ottobre 1924 Renato Macarini Carmignani tenne a Celle l’orazione ufficiale per l’inaugurazione di una lapide in onore di Puccini sulla casa degli avi.
20 Non risultano pubblicazioni specifiche di Rosadi sugli avi di Puccini. Risultano invece suoi numerosi interventi presso le autorità lucchesi per la realizzazione di lapidi e simili in loro ricordo, per assecondare i desideri di Puccini.
21 Repertorio di Musica del Puccini, ovvero Catalogo di tutte le Composizioni di Musica, e degli Autori Teorici, e Pratici, che di quella hanno scritto, con tutto altro che a tale Scienza in qualsivoglia modo appartiene, e che esistono presso me Antonio Puccini Mro di Cappella in Lucca; e ciò nell’Anno 1818 (Fondo Puccini, O.IV.14).
22 Vedi Fabrizio Guidotti, Chiese e musica a Lucca. Dalle dotazioni rinascimentali alle soppressioni napoleoniche. Una ricerca documentaria, Fienze, Olschki, 2021, tomo II, p. 596.
23 Ugo Ojetti aveva fatto visita a Puccini a Viareggio il 22 settembre 1923, il resoconto era stato pubblicato, col titolo Cose viste e la firma Tantalo, sul «Corriere della sera» del 12 ottobre, p. 3.
24 Per la verità Ojetti scrive di un Te Deum «del suo bisavolo», ovvero di Antonio Puccini.
25 Per alcuni emendamenti all’esercizio del diritto d’autore nelle opere musicali, [Milano], Tip. Meozzi, 1911, opuscolo di 19 pagine. A p. 19 una data precisa, 19 maggio 1911. Ringrazio la Biblioteca generale della Facoltà di Economia Enrico Barone della Sapienza di Roma per avermene fornito una copia digitalizzata.
26 Lettera del 25 marzo 1911, conservata in I-TLp, Fondo Giacomo Puccini.
27 Lettera del 28 marzo 1911, ivi. Puccini era a Roma il 7 aprile, ma la sua presenza al Congresso non è documentata.
28 Guido Podrecca, deputato socialista.
29 Lettera del 17 giugno 1911, conservata in I-TLp, Fondo Giacomo Puccini.
30 Puccini era a Roma per seguire l’allestimento della prima italiana di Fanciulla del West al Teatro Costanzi dal 12 giugno.
31 In Dimissioni alla Cooperativa artisti lirici su «Corriere della sera», 20 giugno 1911, p. 2. L’articolo dà notizia anche delle dimissioni di Arrigo Boito e Guido Visconti di Modrone, presidente onorario della Cooperativa.
32 «Corriere della sera», 22 giugno, p. 3.
33 La protesta di 25 musicisti italiani contro il progetto Rosadi, «Corriere della sera», 24 giugno 1911, p. 3.
34 Lettera conservata in I-Fr, Fondo Rosadi, pubblicata in De Angelis, p. 462.
35 Lettera citata in 1923-1993. Contributi a settanta anni dalla pubblicazione degli atti del Convegno del Paesaggio, a cura di G. Galasso, A. G. White e V. Mazzarelli, Capri, La conchiglia, 1993.