Received: February, 2025; Accepted: April, 2025; Published: May, 2025

Genitori zerosei anni e tecnologie tra percezione d’uso e datificazione: i trend nei Rapporti Cisf 2017, 2019, 2022 e 20241

Parents 0-6 years old and technologies between perception of use and datafication: trends in Cisf Reports 2017, 2019, 2022, and 2024

Stefano Pasta1, Marco Rondonotti2

1 Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Italia

2 Università Telematica eCampus, Italia

stefano.pasta@unicatt.it; marco.rondonotti@uniecampus.it

*Corresponding author

Abstract. This study contributes to the ongoing debate on the relationship between digital technologies and early childhood (0-6 years) by analyzing data on Information and Communication Technologies (ICT) from the 2017, 2020, 2022, and 2024 reports of the International Family Studies Center (CISF). The dataset, representative of the Italian population based on gender, age, geographical distribution, municipality size, and family structure, was filtered to include only households with at least one child aged 0-6 years. By examining longitudinal trends (2017-2024) in key indicators – namely, the average levels of digital media enjoyment and perceived constraints, the heteronomy index, and the classification of user profiles (marginalized, constrained, adapted, and hybridized) – the study outlines the evolving parental attitudes toward digital technology. Findings indicate a growing inclination toward media enjoyment, often accompanied by a sense of necessity-driven constraint. These trends suggest that the “hybridized family”, characterized by an integration of interpersonal relationships with technology-mediated interactions, is increasingly evolving into a “postdigital family” within a data-driven environment. The second part of the study, leveraging the 2024 CISF dataset on families with at least one child aged 0-6, investigates the extent to which Artificial Intelligence has permeated Italian households. This analysis employs the Artificial Intelligence Homing Index (AIHI), with a focus on voice assistants (smart speakers), home automation, and other Internet of Things applications for domestic use. The findings, together with historical trends in Italian family structures, offer insights for media education research, particularly in relation to the concept of “domestication”.

Keywords: hybridized family, CISF, children 0-6 years, postdigital, artificial intelligence, datafication.

Riassunto. L’articolo si inserisce nel dibattito sul rapporto tra digitale e minori della fascia 0-6 anni, analizzando i dati sull’Information & Communication Technologies (ICT) nei Rapporti 2017, 2020, 2022, 2024 del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf). Dal corpus dei dati, rappresentativo di campioni statistici della popolazione italiana per genere, età, area, ampiezza del comune di residenza e tipologia di famiglia, sono stati estratti quelli relativi solamente alle famiglie italiane con almeno un minore di 0-6 anni. Analizzando i trend negli otto anni 2017-2024 della media di piacere e costrizione nell’uso dei media digitale, dell’indice di eteronomia e dell’indice di piacere e costrizione sulle tipologie di marginali, forzati, adattati, ibridati, si delineano le tendenze della postura dei genitori verso le tecnologie e il loro uso in famiglia, sempre più caratterizzato da un posizionamento di piacere verso i media digitali, molto spesso accompagnato anche da una percezione di costrizione necessaria. Tali trend rilevano come la “famiglia ibridata”, caratterizzata dall’ibridazione delle relazioni interpersonali con quelle mediate dalla tecnologia, sia sempre di più una “famiglia postdigitale” in un contesto datificato. Infatti, la seconda parte dell’articolo, con riferimento ai dati Cisf 2024 riguardanti i nuclei con almeno un minore 0-6 anni, si chiede come l’Intelligenza Artificiale sia entrata nelle case delle famiglie d’Italia; per rispondere a tale interrogativo, si utilizzerà l’Artificial Intelligence Homing Index (AIHI), con un focus sugli assistenti vocali (smart speaker), la domotica e altre forme di Internet of Things per gli usi domestici. Tali dati e questi trend storici delle famiglie italiane interrogano l’approccio mediaeducativo rispetto alla prospettiva dell’“addomesticamento”.

Parole chiave: famiglia ibridata, Cisf, minori 0-6 anni, postdigitale, intelligenza artificiale, datificazione.

Index

1. Dalla famiglia ibridata alla famiglia postdigitale

2. Evoluzione della percezione degli usi della tecnologia nei Rapporti Cisf 2017, 2020, 2022 e 2024

2.1 La media di piacere/costrizione nell’uso dei media digitali

2.2 Indice di eteronomia

2.3 L’indice di piacere/costrizione: marginali, forzati, adattati, ibridati

2.4 La percezione dell’impatto delle tecnologie sulle dinamiche sociali: focus sui dati dei Rapporti Cisf 2022 e 2024

3. Il nuovo contesto sociale e comunicativo: la datificazione e l’AI Homing Index (AIHI) tra i genitori zerosei

4. Conclusioni: addomesticare o addomesticati?

Riferimenti bibliografici

1. Dalla famiglia ibridata alla famiglia postdigitale

L’articolo si inserisce nel dibattito sul rapporto tra Information & Communication Technologies (ICT) e minori della fascia 0-6 anni, analizzando i Rapporti 2017, 2020, 2022, 2024 del Centro Internazionale Studi Famiglia. Al centro dell’analisi vi sono dati contenuti sia nei report in cui il digitale era l’oggetto principale della ricerca (Cisf, 2017; 2022), sia in quelli dedicati ad altro tema ma che comunque hanno rilevato item e indici significativi associati alle tecnologie (Cisf, 2020; 2024). In questo articolo si considerano solo i dati relativi alle famiglie italiane con almeno un minore di 0-6 anni (“Genitori zerosei”2), sottolineando – ed è questo un valore significativo – che i dataset da cui sono stati estratti sono campioni casuali stratificati per quote, statisticamente rappresentativo per genere, età, area, ampiezza del comune di residenza e tipologia di famiglia3.

Ricordando che i rispondenti sono i genitori, nella prima parte dell’articolo (§.2) si analizzano i trend negli otto anni in esame della media di piacere e costrizione nell’uso dei media digitali (§.2.1), dell’indice di eteronomia (§.2.2), dell’indice di piacere e costrizione sulle tipologie dei marginali, forzati, adattati, ibridati (§.2.3), rilevando come le tendenze della postura dei genitori verso le tecnologie e il loro uso in famiglia sia sempre più caratterizzato da un posizionamento di piacere verso i media digitali, molto spesso accompagnato anche da una percezione di costrizione necessaria. Successivamente (§.2.4), si confronterà la percezione dell’impatto delle tecnologie sulle dinamiche sociali, in riferimento ai Rapporti Cisf 2022 e 2024. Infine, l’ultima parte (§.3) è dedicata al Rapporto 2024, chiedendosi come, sempre in relazione ai genitori con figli zerosei, l’Intelligenza Artificiale sia entrata nelle case delle famiglie d’Italia; per rispondere a tale interrogativo, si utilizzerà l’Artificial Intelligence Homing Index (AIHI), con un focus sugli assistenti vocali (smart speaker), la domotica e altre forme di Internet of Things per gli usi domestici.

Prima di entrare nel dettaglio nell’analisi dell’evoluzione storica di singoli indici e indicatori, va precisato che la riflessione rispetto alla fascia zerosei si inserisce nel passaggio dalla “famiglia ibridata” alla “famiglia postdigitale” (Pasta, 2024a). Nel 2017 il sociologo Pierpaolo Donati, a partire dalla co-evoluzione della famiglia e delle reti digitali, scriveva che «il concetto di “famiglia ibridata” […] è una scommessa», intesa come «la struttura e la dinamica relazionale della famiglia che sono generate da una ibridazione delle relazioni interpersonali con quelle mediate dalle tecnologie» (Donati, 2017, p. 25). Come si vedrà dall’analisi dei dati, a distanza di otto anni si può dire che quella scommessa si è affermata: la famiglia ibridata è un modello che, in velocità, è diventato descrittivo della quasi totalità delle famiglie con figli in Italia. L’uso della tecnologia durante la pandemia da Covid-19 è stata una significativa sperimentazione forzata verso famiglie sempre più onlife (Pasta, 2022) che, tuttavia, ha accelerato un’evoluzione già emersa rispetto al rapporto con le tecnologie e i consumi mediali. Con i dati del 2024 si può affermare che le famiglie d’Italia sono “postdigitali” (Jandrić, MacKenzie & Knox, 2023); per Dertouzos (2002) il postdigitale indica il tempo in cui la rivoluzione informatica si può dire compiuta4, dal momento che i dispositivi – o almeno i computer – non sono più visibili (Norman, 2005). Soprattutto, richiamando lo studioso statunitense Nicholas Negroponte, si può affermare che la definizione da lui data nel 1998 è ora una realtà; in modo quasi profetico, sosteneva che, in un futuro non così lontano, il digitale si sarebbe notato solo per la sua assenza, non per la sua presenza, come l’acqua potabile e l’aria.

Proprio la condizione postdigitale come scenario culturale in cui crescono i minori 0-6 anni (Mikulan, 2024) è al centro dell’interesse di ricerche che, sia a livello nazionale sia internazionale, si focalizzano sulle modalità di interazione dei bambini con i dispositivi digitali. La crescente presenza dei media digitali nella prima infanzia da tempo solleva non poche questioni sul piano educativo, pedagogico e sanitario (D’Antoni, 2014; Bozzola et al, 2018), considerando aspetti di alfabetizzazione mediatica, diritti dei bambini, questioni etiche di piattaformalizzazione e datafication in questa fase della vita. In particolare, le linee guida pediatriche internazionali hanno più volte sostenuto l’importanza della totale assenza di schermi nei primi due anni e un’esposizione mediata e limitata in età prescolare (Tisseron, 2016; Ponti, 2023), raccomandazioni che sembrano essere conosciute dai genitori anche se le pratiche concrete restano orientate alla fruizione dei media (Covolo et al., 2021). Con un’accelerazione nel periodo della pandemia, si è innescata una abitudine a ciò che alcuni studiosi definiscono “data relations” (Couldry & Mejias, 2022), o relazioni mediate dai dati: le nostre relazioni interpersonali, comprese le relazioni tra genitori e figli all’interno del contesto familiare, tra figli e nonni sono mediate da tecnologie che raccolgono dati su di noi e che funzionano attraverso i dati in una normalizzata “sorveglianza domestica” (Mascheroni, 2024). Una recente metanalisi (Taylor et al., 2024) ha evidenziato che il ruolo di mediazione dei genitori nell’uso del digitale da parte dei bambini produce effetti positivi, per quanto di entità contenuta, sull’apprendimento dei bambini zerosei; una prosecuzione del nostro studio sarebbe, infatti, problematizzare da un punto di vista mediaeducativo la tendenza all’accettazione acritica dei consumi digitali e alla loro conseguente naturalizzazione nelle relazioni educative (Raffaghelli, 2022; 2023).

2. Evoluzione della percezione degli usi della tecnologia nei Rapporti Cisf 2017, 2020, 2022 e 2024

2.1 La media di piacere/costrizione nell’uso dei media digitali

Già a partire dall’indagine Cisf 2017 sono state rivolte due domande relative all’utilizzo dei media digitali, con l’intenzione di rilevare la relazione soggettiva dei risponditori. Le due domande sono “Quanto spesso utilizzare i media digitali è un ‘piacere’?” e “Quanto spesso utilizzare i media digitali è una ‘costrizione necessaria’?”; la prima domanda è focalizzata sulla scelta volontaria di utilizzare i media digitali, sostenuta dai benefici percepiti a livello emotivo, mentre la seconda desidera rilevare la dimensione vincolante. Per entrambe le domande sono state possibili delle risposte in un range compreso tra lo 0 e il 10; nella Tabella 1 vengono riportate le medie riferite, per le diverse annualità, all’intero campione dei risponditori e al sottocampione dei genitori con figli nella fascia di età zerosei.

Tabella 1. Evoluzione della media piacere/costrizione nell’uso dei media digitali.
2017 2020 2022 2024
Piacere Campione Cisf totale 5,30 6,48 [7,04] 6,5 [6,7]
Genitori zerosei 6,23 6,53 7,04 6,91
Costrizione
necessaria
Campione Cisf totale 5,20 6,30 [5,97] 4,9 [4,7]
Genitori zerosei 5,93 6,28 6,01 5,96

La lettura longitudinale dei dati delle medie relative al piacere dichiarato dal campione totale circa l’utilizzo dei media digitali mostra un gradiente positivo; ciò rende interessante il calo che viene registrato tra il 2022 e il 2024: per quanto minimo, rappresenta un dato significativo anche perché in controtendenza. A riguardo la costrizione percepita, dopo il picco registrato in occasione del tempo di pandemia, i valori relativi all’intero campione sono in diminuzione. La decrescita, per quanto presente anche nel gruppo zerosei, sembra realizzarsi con meno decisione; il motivo potrebbe essere la percezione di doversi continuamente appoggiare all’utilizzo di strumenti digitali per scopi educativi, organizzativi o di intrattenimento per i figli, rendendo così il digitale una componente tanto imprescindibile quanto vincolante della routine quotidiana.

In relazione all’età, il gruppo dei genitori zerosei che ha partecipato alla rilevazione del 2024 è composto per la maggior parte da persone nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (42,4% del sottocampione), seguite dalla fascia 25-34 anni (34,5%), da quella 45-54 anni (14,8%), 18-24 anni (7,6%) e 55-65 (soltanto il 0,7%). La fascia di età che registra la media più bassa circa il piacere dell’utilizzo dei media è quella compresa tra i 35 e i 44 anni (6,42); la stessa fascia di età registra anche la media più bassa circa la costrizione (5,67). La media più alta circa il piacere è raggiunta dalle persone nella fascia d’età 25-34 anni, mentre la fascia di età che dichiara mediamente di percepire una maggiore costrizione per l’utilizzo dei media è quella 18-24 anni.

Il 59,2% dei genitori zerosei del rapporto Cisf 2024 ha un unico figlio, il 34,2% ha due figli, il 3,9% ha tre figli mentre solo il 2,7% dichiara di avere quattro figli. Nella Tabella 2 riportiamo l’evoluzione delle medie piacere/costrizione relative ai sottogruppi individuati in base al numero di figli.

Tabella 2. Evoluzione della media piacere/costrizione nell’uso dei media digitali.
Un figlio Due figli Tre figli Quattro figli
Media Moda Media Moda Media Moda Media Moda
Piacere 6,93 6 6,70 7 7,28 6 8,50 10
Costrizione 6,24 7 5,55 7 4,97 6 6,50 8

I dati ci suggeriscono la tendenza del piacere a crescere con il numero di figli, fino a raggiungere il valore massimo in corrispondenza di famiglie con quattro figli. Il valore medio, fatto salvo di una piccola flessione nel passaggio tra genitori con un figlio e genitori con due, passa da 6,93 (un figlio) a 8,50 (quattro figli); la tabella riporta un dato significativo rispetto alla moda: nel primo gruppo la moda è più bassa del valore medio, evidenziando la distribuzione dei valori assegnati da parte dei risponditori piuttosto bilanciata. Questo risulta ancora più evidente nel terzo gruppo: se è vero che con tre figli il digitale assume un ruolo importante nella gestione dell’organizzazione familiare (media piacere 7,28), resta vero anche il fatto che chi ha 3 figli non dichiara automaticamente una diffusa percezione positiva di questa situazione (la moda rimane 6). In effetti, facendo riferimento allo stesso gruppo, il valore medio della costrizione assume il valore più basso (4,97) ma la moda, pur assumendo il valore più basso tra i quattro sottogruppi, resta uguale a 6; sembra dunque che, con tre figli, si siano sviluppate strategie efficaci per utilizzare i media digitali in modalità integrata con le pratiche familiari quotidiane, anche se resta piuttosto vincolante.

2.2 Indice di eteronomia

Per poter offrire una visione di sintesi tra la percezione di costrizione necessaria e di piacere riferibili all’utilizzo dei media digitali, è stato definito l’indice di eteronomia (Cisf, 2017). Per tutti i casi con valori validi, al valore attribuito alla seconda variabile (quella relativa alla percezione di costrizione necessaria) è stato sottratto il valore attribuito alla prima (relativa alla percezione di piacere). La variabile risultante è stata successivamente così ricodificata:

– valore compreso nell’intervallo -10/-1 (estremi inclusi) = “Autonomia dai media digitali”.

– valore corrispondente a 0 = “Equilibrio tra autonomia ed eteronomia”.

– valore compreso nell’intervallo 1/10 (estremi inclusi) = “Eteronomia da parte dei media digitali”.

L’autonomia evidenzia un tratto della persona molto importante quale la capacità di utilizzare i media digitali in modo consapevole e autodiretto, ovvero senza che questi condizionino eccessivamente le scelte, i comportamenti e, più in generale, l’esperienza soggettiva. L’eteronomia, al contrario, indica una condizione in cui l’uso dei media digitali è fortemente determinato da fattori esterni come ad esempio pressioni sociali, esigenze lavorative, e persino le strategie persuasive adottate dalle piattaforme digitali o meccanismi di gratificazione immediata.

Nella tabella 3 sono presentati i dati dell’evoluzione temporale dell’indice di eteronomia, riservando un focus specifico ai dati relativi ai genitori con figli tra gli zero e i sei anni.

Tabella 3. Indice di eteronomia (%) nella sua evoluzione temporale.
2017 2020 2022 2024
Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei
Autonomia dai media digitali 34,6% 37,8% 38,6% 48% [49,2]% 49,6% 53,8 [50,1]% 43,3%
Equilibrio tra autonomia ed eteronomia 34,3% 34,5% 27,6% 17,8% [25,7]% 24,0% 23,9 [23,1]% 22,0%
Eteronomia da parte dei media digitali 31,1% 27,7% 33,8% 34,2% [25,1]% 26,4% 22,3 [26,8]% 34,7%

Come è possibile notare, a riguardo dell’intero campione l’autonomia dai media digitali segue un trend di crescita costante, passando dal 34,6% nel 2017 al 53,8% nel 2024; l’aumento si presenta come particolarmente evidente nel passaggio tra il 2020 e il 2022, con uno spostamento del 10,6% (dal 38,6 al 49,2%). A riguardo del campione zerosei, il picco di crescita è riscontrabile nel passaggio tra il 2017 e il 2020 (con uno spostamento del 10,2%), mentre nel range temporale successivo si registra un’inversione di tendenza: si passa dal 49,6% del 2022 al 43,3% del 2024.

L’equilibrio tra autonomia ed eteronomia mostra complessivamente un trend decrescente, particolarmente marcato nei valori relativi al campione generale che passa dal 34,3% del 2017 al 23,9% del 2024. Tra i genitori zerosei, l’equilibrio diminuisce in modo ancora più deciso nel primo range temporale (passando dal 34,5% nel 2017 al 17,8% nel 2020), registra un incremento significativo in corrispondenza del 2022 per poi tornare a decrescere fino a raggiungere il 22,0% nel 2024.

Tabella 4. Tavola di contingenza Indice di eteronomia * Età genitori.
Età genitori Eteronomia Equilibrio Autonomia
2022 2024 2022 2024 2022 2024
Fino 35 % età 23,5% 39,7% 24,0% 18,9% 52,5% 41,4%
% indice 33,3% 40,9% 37,5% 36,7% 38,6% 40,0%
36-45 % età 25,1% 31,0% 22,0% 19,0% 52,9% 50,0%
% indice 50% 38,3% 48,1% 36,7% 54,5% 48,3%
46-55 % età 35,6% 30% 31,1% 35,0% 33,3% 35,0%
% indice 14,0% 12,8% 13,5% 23,3% 6,8% 11,7%
Oltre 56 % età 75,0% 0,0% 25,0% 100% 0,0% 0,0%
% indice 2,6% 0,0% 1,0% 3,3% 0,0% 0,0%

Nel campione generale, l’eteronomia inizialmente cresce dal 31,1% del 2017 al 33,8% del 2020, ma rileva un gradiente di crescita negativo che lo porta a registrare il 25,1% nel 2022 e raggiungere il valore minimo nel 2024 (22,3%). Guardando i dati degli zerosei, l’eteronomia ha un andamento maggiormente variabile. Dopo una crescita iniziale dal 2017 (27,7%) al 2020 (34,2%), nel 2022 scende significativamente raggiungendo il 26,4%, per poi salire nuovamente al 34,7% nel 2024 (dato paragonabile a quello del 2020 e in ogni caso superiore al dato di partenza).

Per indagare ulteriormente l’andamento dell’Indice di eteronomia relativo agli zerosei, abbiamo voluto indagare l’incidenza dell’età dei genitori nella definizione di tale valore. Tenuto conto del campione a disposizione, abbiamo considerato quattro range di età: fino ai 35 anni, dai 36 e i 45 anni, dai 46 ai 55 anni e oltre i 56 anni.

La fascia di età con genitori fino ai 35 anni, nel 2022 si distribuisce in modo da registrare una maggiore autonomia (supera di 29,0% il valore di eteronomia e di 28,5% la posizione di equilibrio) mentre nel 2024 presenta un valore di autonomia di poco superiore all’eteronomia (rispettivamente il 41,4 e il 39,7%). La fascia di età 36-45, nel range 2022-2024, subisce una variazione meno accentuata passando da una forbice del 27,8% nel 2022 (autonomia 52,9%, eteronomia 25,1%) a una del 19%. Per la fascia di età 46-55 anni dobbiamo invece registrare un’inversione di tendenza: si passa dall’eteronomia che supera l’autonomia di 2,3% nel 2022, a un valore di autonomia che supera quello dell’eteronomia di 5% nel 2024.

Rispetto all’indice di autonomia, per entrambi gli anni i valori più alti vengono registrati dalla fascia di età tra i 36 e i 45 anni (54,5% nel 2022 e 48,3% nel 2024). Il valore di eteronomia invece, nel range temporale considerato, fa registrare una diminuzione in tutte le fasce di età tranne che per quella con genitori fino ai 35 anni; per questo gruppo, la percentuale passa dal 33,3% del 2022 al 40,9% del 2024.

La fascia dei genitori con età superiore ai 56 anni risulta complessivamente poco rappresentata; in ogni caso nessuno indica di percepire autonomia dall’uso dai media digitali.

2.3 L’indice di piacere/costrizione: marginali, forzati, adattati, ibridati

A partire dai medesimi item, i Rapporti hanno prodotto anche l’indice di piacere/costrizione nell’uso dei media digitali (Tronca, 2020) riportati nella Tabella 5. In prima battuta, le due variabili quasi-cardinali (range 0-10), connesse alle domande “Quanto spesso utilizzare i media digitali è un ‘piacere’?” e “Quanto spesso utilizzare i media digitali è una ‘costrizione necessaria’?” sono state ricodificate in questo modo: intervallo 0-4 (estremi inclusi) = no; intervallo 6-10 (estremi inclusi) = sì5.

Tabella 5. Evoluzione dell’indice di piacere/costrizione per l’intero campione Cisf e per i genitori zerosei.
2017 2020 2022 2024
Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei
Adattati 48,7% 62,9 % 76,5 68,7% [67,4] 68,0% 48,6 [56,6] 72,3%
Forzati 12,1% 8,7 % 5,4 10,7% [5,4] 5,9% 6,1 [5,1] 5,1%
Ibridati 17,6% 16,4 % 8,7 13,0% [23,6] 22,3% 36,9 [31,5] 19,9%
Marginali 21,6 12,0 % 9,4 7,6% [3,7] 3,8% 8,6 [6,8] 2,7%

Riferendosi nella presentazione delle combinazioni tra le due dicotomie, prima quella relativa ai media digitali come un piacere e poi quella come una costrizione necessaria, si ottengono le quattro tipologie ben distinte:

– No-No: marginali, sono in generale persone che usano poco o per nulla i media digitali;

– No-Sì: forzati, ossia poco piacere e una certa costrizione; sono persone che usano i media digitali perché si sentono pressati a farlo;

– Sì-Sì: adattati, provano piacere ma anche costrizione, sono in generale persone che utilizzano abbastanza o molto i media digitali e, al contempo, si sentono abbastanza o molto costretti;

– Sì-No: ibridati, provano piacere senza costrizione, ossia sono in generale persone che usano abbastanza o molto i media digitali e lo fanno più spontaneamente e attivamente, senza avvertire un senso di dipendenza dall’ambiente; si tratta quindi del gruppo sociale che maggiormente si amalgama e omogeneizza al digitale, vivendo appieno il ruolo di “spettautori”, ossia al tempo stesso fruitori e produttori di contenuti online (Pasta, 2021).

Osservando l’evoluzione dell’intero campione nelle quattro rilevazioni 2017, 2019, 2022 e 2024, si nota come cambi la distribuzione tra le quattro tipologie. La lettura tradizionale ha in passato sottolineato le diverse modalità di relazione rispetto alle ICT essenzialmente in base alla variante dell’età, teorizzando un «cambiamento generazionale delle relazioni» dal momento che «la tendenza all’ibridazione delle relazioni sociali riflette l’esposizione e la competenza nei confronti delle ICT, ossia aumenta progressivamente nelle generazioni più giovani» (Donati, Belletti & Gili, 2017, p. 170). Il dato del 2024 (Pasta, 2024b) sembra smentire quella constatazione: l’ibridazione delle vite onlife si è a tal punto normalizzata che è trasversale alle generazioni e l’età non è più una variante verso le posture più positive; spicca come tra i 18-24 anni siano maggiori gli adattati, segnati dalla compresenza tra piacere e costrizione, rispetto all’intero campione (65,6 vs 48,6%) e calino invece gli ibridati (24,7 vs 36,9%); questa tendenza generazionale si ritrova anche nel campione zerosei del 2024.

Restringendo il target ai genitori zerosei, infatti, i dati più recenti segnalano una netta prevalenza degli adattati (72,3%) rispetto all’intero campione (48,6%), con una crescita del 9,7% dal 2017 al 2024. Accanto alla questione dell’età, questo indice di alta compresenza tra piacere e costrizione è pienamente rappresentativo della condizione postdigitale e postmediale (Eugeni, 2015), con media digitali attivi sempre e ovunque in virtù di una connettività costante e della portabilità che li rende praticabili in ogni contesto spazio-temporale. Nel 2024, ad esempio, il 86,6% delle case con minori zerosei hanno la rete veloce, molte delle restanti altre forme di connessione al web e la stessa disponibilità di rete, tradizionalmente uno degli indicatori del digital divide, perde di significatività (almeno nella sua modalità non veloce) nella “normalizzazione” dell’accesso postdigitale (Pasta, 2024b). Come rileva l’indice di piacere e costrizione, è un’onnipresenza caratterizzata da utilità e fatica al tempo stesso, ma che non mette in dubbio l’utilizzo. Si potrebbe leggere tale tendenza dando ragione alle interpretazioni più radicali, ricostruite dalla mappatura critica dei digital disconnection studies di Pasquali, Aroldi e Scifo (2022), che arrivano a mettere in discussione la nozione di non uso, ritraendolo come uno status ideale a cui anelare data la sua impraticabilità nel contesto delle società mediatizzate, algoritmiche e sempre più regolate da tecnologie intelligenti.

Da una prospettiva educativa (Marangi, 2023), inseriamo l’affermarsi della condizione di adattati come descrittore dei processi di appropriazione e incorporazione delle tecnologie mediali nelle famiglie con minori 0-6 che, nella tradizione dei media studies britannici (Silverstone & Hirsch, 1992), prende il nome di addomesticamento (domestication; cfr. Berker, Hartmann & Punie, 2005). È un processo non facile – di piacere e costrizione, appunto – e dall’esito non scontato, in cui non è chiaro chi addomestica chi tra gli utenti (minori e adulti) e gli schermi. Sono anche conosciuti i rischi e i problemi associati al digitale soprattutto nella fascia 0-6, motivo per cui i genitori ibridati di tale fascia sono inferiori all’intero campione (19,9% vs 36,9% nel 2024). L’«ambivalenza positiva» degli adattati sembra segnalare un «cauto sviluppo con discernimento» (Cisf, 2020, p. 282) verso le relazioni digitali, dal momento che gli adattati hanno assorbito una parte di “resistenti”, marginali e forzati, ma sono nettamente di più degli “entusiasti a prescindere”, ossia gli ibridati, che in percentuale sono qui in netta diminuzione.

Dall’indice di piacere e costrizione si ottiene anche il trend rilevabile in Tabella 6, in cui – seguendo le proposte di Donati, Belletti e Gili (2017) – marginali e forzati sono stati aggregati come laggards (ritardatari), ibridati e adattati come leaders.

Tabella 6. Dicotomie dell’uso delle tecnologie. Evoluzione per l’intero campione Cisf e per i genitori zerosei.
Laggards – Ritardatari Leaders – Innovatori
Camp. totale Gen. zerosei Camp. totale Gen. zerosei
2017 33,7 20,7 66,3 79,3
2020 14,8 18,3 85,2 81,7
2022 [9,0] 9,7 [91,0] 90,3
2024 14,6 [11,8] 7,8 85,5 [88,1] 92,2

I Rapporti Cisf hanno sempre rilevato una sequenzialità nel grado di innovazione nell’uso delle Ict e nella conseguente ibridazione delle relazioni sociali (marginali, forzati, adattati, ibridati), che indica la direzione del processo di modernizzazione comunicativa tra i gruppi di laggards e di leaders (Donati, Belletti & Gili, 2017). Dai due gruppi si evince una chiara tendenza rispetto al rapporto dei genitori di famiglie con minori zerosei con le tecnologie; si tratta di un trend che, per lo specifico dello 0-6, era già chiaro nel 2017 (20,7% vs 79,3%) e più accentuato che nell’intero campione (33,7% vs 66,3%), ma che rende evidente come nel 2024 abbia sempre meno senso dividere i nuclei nei due poli dei laggards e dei leaders (7,8% vs 92,2%). Occorre piuttosto constatare che i secondi, ossia gli “innovatori”, sono diventati la “normalità” della popolazione italiana, da cui rimane esclusa – in ritardo, se il trend non sarà smentito – una sempre più piccola parte di famiglie 0-6. Come si è detto, questi “innovatori” diventati “normali” sono sempre caratterizzati da un posizionamento di piacere verso i media digitali, molto spesso accompagnato anche da una percezione di costrizione necessaria.

2.4 La percezione dell’impatto delle tecnologie sulle dinamiche sociali: focus sui dati dei Rapporti Cisf 2022 e 2024

Per indagare la percezione dell’impatto delle tecnologie nella vita quotidiana, in particolare sulle dinamiche familiari e sociali, è stato chiesto di esprimersi scegliendo una delle quattro opzioni disponibili: “la tecnologia facilita la vita in famiglia”; “la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali”; “la tecnologia ci imprigiona”; “la tecnologia rovina i rapporti”. Di seguito sono riportati i valori delle rilevazioni fatte nel 2022 e nel 2024, riservando un focus specifico ai genitori zerosei.

I valori possono essere letti sinteticamente, aggregando i due valori che esprimono una percezione positiva della presenza della tecnologia (“la tecnologia facilita la vita in famiglia”; “la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali”) e quelli che invece dichiarano una percezione negativa (“la tecnologia ci imprigiona”; “la tecnologia rovina i rapporti”). A riguardo dei dati raccolti dal Campione intero, i giudizi positivi sulla percezione dell’impatto della tecnologia sulle dinamiche familiari e sociali espressi registrano una crescita tra il 2022 (63,20%) e il 2024 (65,80%); i Genitori zerosei non seguono lo stesso trend, segnalando una decrescita dello stesso valore che passa dal 60,80% nel 2022 al 58,70% nel 2024. Nel range temporale considerato, il dato con una variazione maggiormente significativa riguarda la percezione dei Genitori zerosei: la percentuale di risposte che concordano con “la tecnologia facilita la vita in famiglia” passa dal 36,8% nel 2022 al 43,5% nel 2024; l’opzione “la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali” scende dal 24,0% nel 2022 al 15,2% nel 2024.

Per indagare ulteriormente questi dati, abbiamo preso in considerazione l’età dei Genitori zerosei, evidenziando quattro fasce: fino a 35 anni di età, tra i 36 e i 45 anni, tra i 46 e i 55 anni e dai 56 anni in su6.

Nei genitori della fascia di età più giovane, la percezione positiva della tecnologia come strumento che “unisce e aiuta i rapporti sociali” diminuisce notevolmente nel tempo (tra il 2022 e il 2024 perde il 17,2%), mentre aumenta la percezione della tecnologia come un fattore che “facilita la vita in famiglia” (nello stesso range di tempo, cresce del 19,5%). Al contrario, la fascia tra i 36 e i 45 anni invece mostra un’attenzione al ruolo sociale della tecnologia lievemente in crescita, ma una diminuzione della percezione del suo impatto pratico nel contesto familiare. Per la fascia tra i 46 e i 55 anni, la percezione positiva verso l’impatto pratico della tecnologia nella vita familiare si sposta con un delta positivo del 18% tra il 2022 e il 2024, a discapito del suo ruolo nei rapporti sociali (dove invece perde il 10%).

Guardando alle due rilevazioni, si può notare che la percezione negativa dell’impatto dell’utilizzo delle tecnologie segue un andamento altalenante: il valore complessivamente è in diminuzione per la fascia di età fino ai 35 anni, per la fascia di età successiva fa registrare un incremento significativo (del 10,4%), per la fascia di età compresa tra i 46 e i 55 anni torna a decrescere (perde complessivamente 7,9%), mentre per i più adulti cresce nuovamente.

Tabella 7. Percezione dell’impatto delle tecnologie sulle dinamiche familiari e sociali.
2022 2024
Campione totale Genitori zerosei Campione totale Genitori zerosei
la tecnologia facilita la vita in famiglia 39,5% 36,8% 37,2% 43,5%
la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali 23,7% 24,0% 28,6% 15,2%
la tecnologia ci imprigiona 16,0% 19,1% 19,2% 22,5%
la tecnologia rovina i rapporti 20,8% 20,1% 15,1% 18,8%
Tabella 8. Tavola di contingenza “Percezione positiva dell’uso dei media digitali” * Età genitori.
Età la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali la tecnologia facilita la vita in famiglia
2022 2024 2022 2024
Fino 35 % età 25,8% 8,6% 35,7% 55,2%
% indice 48,3% 23,8 43,6% 53,3%
36-45 % età 22,0% 22,4% 36,6% 25,9%
% indice 42,4% 61,9% 45,9% 25,0%
46-55 % età 24,4% 14,3% 43,9% 61,9%
% indice 8,5% 14,3% 9,9% 21,7%
56 e oltre % età 33,3% 0,0% 33,3% 0,0%
% indice 0,8% 0,0% 1,0% 0,0%
Tabella 9. Tavola di contingenza “Percezione negativa dell’uso dei media digitali” * Età genitori.
Età la tecnologia ci imprigiona la tecnologia rovina i rapporti
2022 2024 2022 2024
Fino 35 % età 19,0% 20,7% 19,5% 15,5%
% indice 44,7% 38,7% 43,4% 34,6%
36-45 % età 19,8% 25,9% 21,6% 25,9%
% indice 47,9% 48,4% 49,5% 57,7%
46-55 % età 17,1% 14,3% 14,6% 9,5%
% indice 7,4% 9,7% 6,1% 7,7%
56 e oltre % età 0,0% 100% 33,3% 0,0%
% indice 0,0% 3,2% 1,0% 0,0%

I dati riportati nella Tabella 10, suggeriscono che le percezioni dell’impatto della tecnologia variano significativamente tra aree geografiche italiane. Le aree settentrionali sembrano vivere una transizione verso un rapporto più equilibrato e complessivamente positivo con la tecnologia, anche se il Nord ovest sembra essere più sensibile al miglioramento delle dinamiche familiari e il Nord est a quella dei rapporti sociali; al Centro e nel Sud la situazione cambia, lasciando emergere segnali di conflitto, in particolare legati al senso di costrizione e di dipendenza dalle tecnologie.

Tabella 10. Tavola di contingenza “Percezione impatto dell’uso delle tecnologie e dinamiche sociali”*”Area geografica”.
la tecnologia ci imprigiona la tecnologia rovina i rapporti la tecnologia unisce e aiuta i rapporti sociali la tecnologia facilita la vita in famiglia
2022 2024 2022 2024 2022 2024 2022 2024
Nord ovest 17,7% 12,5% 13,7% 12,5% 28,2% 10,0% 40,3% 65,0%
Nord est 27,6% 16,7% 22,4% 25,0% 12,2% 33,3% 37,8% 25,0%
Centro 15,2% 27,6% 21,7% 10,3% 26,1% 13,8% 37,0% 48,3%
Sud e Isole 17,4% 27,3% 22,5% 20,0% 26,4% 23,6% 33,7% 29,1%

3. Il nuovo contesto sociale e comunicativo: la datificazione e l’AI Homing Index (AIHI) tra i genitori zerosei

Insieme al postdigitale, la piattaformizzazione e la datificazione sono tra le caratteristiche dell’attuale ecosistema della comunicazione in cui si è diffuso l’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) (Panciroli & Rivoltella, 2023) e dell’Internet of Things (IoT). Quest’ultima espressione fa riferimento a come oggetti di uso comune, collegati in rete e dotati di sensori, diventino veri e propri media, che ascoltano, vedono, registrano e comunicano informazioni sui loro utenti e sull’ambiente ad altri dispositivi e alle aziende che li producono. Tuttavia, nella condizione postdigitale, alcune istanze di preoccupazione derivano dal fatto che le pratiche non sono soltanto incentrate sull’essere umano, ma fanno parte di sistemi socio-tecnici ed ecologici più ampi che continuano a evolversi in risposta a nuove sfide tecnologiche e ambientali (Buch, Lindberg & Cerratto-Pargman, 2025; Corrado & Pasta, 2024).

Per la rilevanza dell’IoT, nel Rapporto Cisf 2024, che più in generale era dedicato alla casa, si è introdotto un indice finalizzato a rilevare la presenza dell’IA nella vita domestica, relativa sia alla domotica7, sia all’uso dell’IA da parte dei membri familiari. A tale indice è stato attribuito il nome di AI Homing Index-AIHI (Pasta, 2024b), che in questo paragrafo sarà trattato in relazione alle famiglie con minori di 0-6 anni, al centro del presente articolo. Infatti, proprio in relazione ai minori, è urgente un’attenta riflessione rispetto, ad esempio, al tracciamento dei dati dei bambini (Barassi, 2021) e a settori cresciuti in questi anni come l’Internet of Toys (IoToys; cfr. Mascheroni & Holloway, 2019).

L’indice AIHI è stato calcolato a partire dai seguenti cinque indicatori, di cui in Tabella 11 si riportano i valori per i genitori 0-6 e per l’intero campione.

Tabella 11. Sintesi dei cinque indicatori dell’Artificial Intelligence Homing Index (AIHI).
No Non so
Camp. totale Genitori zerosei Camp. totale Genitori zerosei Camp. totale Genitori zerosei
È presente Alexa/Google Home (o sistemi analoghi di assistenza con IA) 41,2% 55,3% 57% 43,6% 1,8% 1,2%
Io o una delle persone che vivono in casa con me ha usato almeno una volta Siri/Cortana (o simili) nell’ultimo mese 37,6% 44,2% 55,8% 48,5% 6,6% 7,3%
È presente la gestione tramite cellulare/app (da remoto), di elettrodomestici, riscaldamento, sistemi di allarme etc 33,5% 60,4% 64,3% 37,7% 2,2% 2,0%
Io o una delle persone che vivono in casa con me ha usato almeno una volta Chat GPT (o simili) nell’ultimo mese 30,8% 42,1% 57,3% 48,1% 11,9% 9,8%
È presente un assistente domestico associato a IA (robottino per le pulizie/Roomba) 20,1% 36,1% 76,9% 60,5% 3,0% 3,4%

I valori sono stati aggregati tra chi ha un AI Homing Index basso (valori 0-1), medio (2-3), alto (4-5). In Tabella 12 si possono confrontare i dati dei genitori 0-6 con l’intero campione. Si evince in modo chiaro che l’IA e l’IoT sono sensibilmente più presenti nelle case e famiglie con minori 0-6, con una media dell’AIHI di 2,38 rispetto a quella totale dell’1,63.

Tabella 12. AI Homing Index (AIHI), Cisf 2024.
AI Homing Index Campione totale Genitori zerosei
Basso (0; 1) 53,5% 34,3%
Medio (2; 3) 33,1% 39,6%
Alto (4; 5) 13,4% 26,1%

Focalizzandosi sul target di genitori zerosei, consideriamo le seguenti varianti sociodemografiche.

– Il genere: la media dell’AIHI è di 1,75 per le madri, mentre sale a 3,00 per i padri; si tratta di un dato in linea con i dati già raccolti in altre ricerche rispetto alle questioni di genere associate all’IA (Rentetzi, 2024), richiamate nel dibattito etico associato all’IA (algoretica) sia per la riproduzione di stereotipi di genere, sia per la scarsa presenza femminile tra programmatori e informatici.

– L’età: 35-44 anni è l’unica classe d’età in cui i rispondenti con AIHI alto sono superiori a chi ne ha un valore basso o medio, dato che non per forza è causato dalla presenza del solo minore 0-6 (ad esempio, potrebbero esserci i fratelli o le sorelle che utilizzano ChatGpt).

– L’area geografica: con coerenza ad altre ricerche sulle competenze digitali e sulla povertà educativa digitale (Marangi & Pasta, 2023), il diverso collocamento nelle zone d’Italia e la dimensione della municipalità non incidono in modo rilevante rispetto alla pervasività dell’Intelligenza Artificiale (Nord-Ovest: 2,43; Nord-Est: 2,24; Centro: 2,13; Sud e Isole: 2,51).

– Status socioeconomico familiare: è molto chiara la crescita proporzionale tra l’AIHI e le condizioni economiche più abbienti (basso: 1,00; medio-basso: 1,41; medio-alto: 2,66; alto: 2,81).

– Prestigio delle professioni familiari: si registra lo stesso trend dello status socioeconomico (basso: 0,38; medio-basso: 2,08; medio-alto: 3,22; alto: 3,41).

– Capitale culturale familiare: vi è un trend generale, sebbene sia più incerto, che associa in modo proporzionale l’uso dell’IA con il capitale culturale (basso: 1,66; medio-basso: 1,57; medio-alto: 2,48; alto: 2,43).

– Tipologia di abitazione: la casa di proprietà (parziale o totale) prevede l’AIHI più elevato (1,99) rispetto a quella in affitto (1,62), sia per la disponibilità a investire su un bene percepito come duraturo, sia perché individua le fasce della popolazione più abbienti.

– Autonomia ed eteronomia dai media digitali: chi vive una condizione di autonomia dai media digitali ha una media dell’AIHI di 2,38, che sale a 2,50 per una condizione di eteronomia e a 2,75 per quella di equilibrio. Dunque, la media maggiore è di coloro che vivono la condizione di equilibrio tra costrizione e piacere, spesso coincidenti con il cluster degli integrati nei gruppi degli innovatori; in prossime ricerche sarebbe utile indagare se la bassa percezione di costrizione è associata a un più moderato uso, oppure è semplicemente una diversa gestione del rapporto con i media digitali.

– Capitale relazionale: livelli di uso dell’IA maggiori corrispondono a un maggiore capitale sociale sia bonding (basso: 0,91; medio; 1,83; alto: 2,55), sia bridging (molto basso: 1,17; basso: 2,02; medio: 2,35; alto: 2,59), a bassi livelli di solitudine negli spazi abitativi (cfr. Tabella 13) e ad alti valori di socialità nelle case proprie e degli amici (nessuna: 1,38; rara: 2,55; mista: 2,74; elevata: 2,36).

Tabella 13. AIHI genitori zerosei e indice di solitudine negli spazi abitativi.
Basso Medio Alto
Media AIHI Campione intero 1,88 1,52 1,27
Media AIHI Genitori zerosei 2,56 2,26 2,08

Riprendendo l’idealtipo di “AIntegrati” (Pasta, 2024b) introdotto nel Rapporto Cisf 2024, in riferimento al genitore zerosei che ha un rapporto di maggior utilizzo dell’IA si può affermare che è tendenzialmente donna, della fascia 35-44, equamente distribuito nelle macroaree geografiche nazionali e nei comuni di diverse dimensioni; l’“AIntegrato Zerosei” ha più facilmente un livello culturale elevato, un altrettanto buono status socio-economico, una professione prestigiosa. Rispetto al resto del campione, in misura maggiore si prende cura dei legami già esistenti e attiva relazioni con altri soggetti/enti/agenzie non ancora presenti nella propria rete (capitale sociale bonding e bridging), invita e visita maggiormente le case degli amici (socialità amicale), ha più legami nel contesto abitativo e vive un rapporto di equilibrio tra piacere e costrizione nei confronti dei media digitali.

Si è già detto di come in questo caso – si ricorda che l’AIHI rileva l’uso autodichiarato – la differenza tra padri e madri non si discosti dai trend che solitamente segnalano una sproporzione a favore dei maschi. A titolo di esempio, il questionario dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, relativo all’autodichiarazione di conoscenza tra chi ha tra i 18 e i 34 anni e risiede in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, rilevava una maggiore autodichiarazione di conoscenza dell’IA di 6,59% da parte dei ragazzi rispetto alle ragazze (Pasta, 2024c); allo stesso modo, da un’indagine di Telefono Azzurro e Doxa (2024) nel dicembre 2023 emergeva che tra gli adolescenti 12-18 anni il 55% dei maschi sostenesse di conoscere molto o abbastanza bene l’intelligenza artificiale, a fronte del 44% delle femmine.

Infine, i dati dell’AIHI applicato ai genitori zerosei prevengono le visioni che sovente segnano il dibattito sui nuovi media verso posizioni tecnofobiche (Lancini, 2021): usare molto l’IA nella casa non sostituisce, o riduce, i legami familiari e le forme di socialità amicale. Emerge, ad esempio, con chiarezza dal valore dell’indice di solitudine negli spazi abitativi, che include tutti quegli indicatori che misurano l’assenza di legami o la presenza di relazioni disfunzionali nel contesto abitativo: per i genitori zerosei che hanno questo indice basso la media dell’AIHI è 2.00 che scende a 1,80 per chi lo ha invece alto (maggiori problematicità relazionali), con un trend che nel campione generale è ancora più accentuato (Pasta, 2024b).

Quanto ai singoli item che compongono l’AIHI (Tabella 11), si ritiene significativo rilevare che tra i genitori zerosei, a fronte di una generale crescita dell’uso dell’IA, sono i valori associati alla domotica, alla smart home e all’Internet of Things che crescono significativamente rispetto all’intero campione.

In particolare, due rispondenti su tre (60,4%; + 26,9% dell’intero campione) dichiarano che utilizzano la gestione da remoto, tramite cellulare o app, di elettrodomestici e riscaldamento. Inoltre, si è chiesto ai rispondenti se nella propria casa sia presente un assistente domestico associato all’IA come “robottino per le pulizie”, ad esempio Roomba8 che svolge le funzioni di aspirapolvere e lavapavimenti. Questo particolare collaboratore domestico “lavora” nel 36,1% delle case dei genitori zerosei, con un valore superiore del 16% dell’intero campione.

Infine, il dato che maggiormente rileva la pervasività dell’IA è quello relativo alla presenza nel 55,3% delle famiglie con bambini zerosei (+14,1% rispetto al campione totale) di assistenti vocali (smart speaker) come Amazon Alexa o Google Home9. Si pensi che, già nel 2020, la ricerca DataChildFutures rilevava che il 47% delle famiglie italiane con almeno un figlio da zero a otto anni aveva uno smart speaker, ossia un dispositivo vocale che funge da centro di controllo per l’intera casa, consentendo agli utenti di automatizzare e gestire diversi aspetti della loro vita domestica con semplici comandi vocali; la stessa ricerca sostiene che il 43% dei genitori con un figlio con meno di 8 anni usa tali strumenti per raccontare storie della buonanotte ai propri bambini ogni giorno e il 61% sarebbe disposto a concedere più dati personali in cambio di un servizio personalizzato (Zaffaroni, Amadori & Mascheroni, 2022). La stessa ricerca rilevava che per il 30% dei genitori con bambini di 0-8 anni, i figli usavano da soli lo smart speaker; tra i principali usi in famiglia, segnalavano che ogni giorno l’assistente virtuale è usato per: ascoltare musica (75%), ricercare informazioni (63%), ricordarsi di appuntamenti e scadenze (57%), ascoltare il notiziario (51%), regolare luce, termostato ed elettrodomestici (50%), cercare ricette di cucina (43%), comunicare con amici e familiari (43%), raccontare la favola della buona notte (43%), fare acquisti (35%) (Zaffaroni, Amadori & Mascheroni, 2022).

Mentre si rimanda al Rapporto Cisf (Pasta, 2024b) per una trattazione riferita all’intero campione incrociata con le singole varianti sociodemografiche, si sottolinea a partire dai dati dell’AIHI come la comodità digitale di tecnologie definite smart, in quanto usano i nostri dati per imparare dalle nostre abitudini, sta progressivamente conquistando le case degli italiani, in particolare di chi ha figli (Pasta, 2024b) e, ancora più, di chi ha figli nella fascia 0-6. L’usabilità dovuta agli sviluppi nel campo del deep learning permette proprio ai bambini più piccoli di interagire con molte di queste tecnologie, dal momento che si tratta di assistenti virtuali azionati con la voce (Barassi, 2021). Al contempo, si tratta di esempi della datizzazione tipica del postdigitale, ossia della traduzione delle azioni quotidiane, online e offline, in dati digitali che vengono monitorati e analizzati in tempo reale per offrire servizi personalizzati e prevedere comportamenti futuri.

4. Conclusioni: addomesticare o addomesticati?

L’analisi dei dati raccolti nei Rapporti CISF 2017-2024 evidenzia un’evoluzione significativa nella percezione e nell’uso della tecnologia all’interno delle famiglie con bambini tra 0 e 6 anni. I trend dimostrano che l’uso delle tecnologie non è più una scelta opzionale o una questione generazionale, ma un elemento strutturale della quotidianità familiare, motivo per cui si può parlare di un rapido e progressivo affermarsi della “famiglia postdigitale” .

In questo scenario, tuttavia, anche per la discorsivizzazione dei discorsi attorno al digitale (Pasquali, Aroldi & Scifo, 2022), uno degli aspetti più rilevanti che emergono è la tendenza alla polarizzazione delle percezioni rispetto alla tecnologia. Se in passato si poteva individuare un equilibrio tra autonomia ed eteronomia nell’uso dei media digitali, oggi si nota una netta divergenza tra coloro che sviluppano un rapporto di autonomia e coloro che, invece, vivono un’eteronomia più marcata. A livello aggregato, il trend generale mostra una crescita dell’autonomia dai media digitali, passata dal 34,6% nel 2017 al 53,8% nel 2024, mentre l’eteronomia si è progressivamente ridotta, pur registrando un andamento più variabile tra i genitori di bambini 0-6 anni. Tuttavia, i dati del 2024 indicano che proprio in questa fascia si verifica un’inversione di tendenza: la quota di genitori con bambini piccoli che dichiarano di vivere una condizione di eteronomia è aumentata, passando dal 26,4% nel 2022 al 34,7% nel 2024. Questo suggerisce che, pur essendo sempre più integrata, la tecnologia è vissuta anche come un elemento di pressione e necessità, specialmente nei nuclei con figli piccoli, dove il suo utilizzo diventa imprescindibile per l’organizzazione familiare, della casa e per la gestione del tempo.

Dal punto di vista generazionale, emergono differenze significative nelle percezioni dell’impatto della tecnologia. I genitori più giovani (fino a 35 anni) tendono a focalizzarsi sull’aspetto pratico-organizzativo della tecnologia, utilizzandola come strumento per facilitare la gestione familiare. Al contrario, i genitori tra 36 e 45 anni sembrano valorizzare maggiormente il ruolo sociale della tecnologia, vedendola come uno strumento di connessione con il mondo esterno. Infine, i genitori tra i 46 e i 55 anni mostrano una riduzione complessiva delle percezioni positive, pur essendo quelli che, con la percentuale più alta (61,9%), dichiarano che “la tecnologia facilita la vita in famiglia”. Questo suggerisce che, con il passare del tempo, la tecnologia venga percepita come meno entusiasmante, ma sempre più integrata e necessaria per le dinamiche familiari.

Un altro dato di rilievo riguarda le differenze territoriali nell’uso e nella percezione della tecnologia: le regioni del Nord Italia sembrano vivere una transizione più equilibrata e positiva rispetto all’impatto della tecnologia, mentre al Centro e nel Sud emergono segnali di conflitto e resistenza, in particolare legati alla percezione della costrizione e della dipendenza dai media digitali.

A riguardo dell’utilizzo dell’AI, mentre si riscontra il tradizionale divario di genere, la differenza di valori su base socioeconomica e culturale interroga la diseguaglianza per eccellenza tra le classi sociali: l’idealtipo “AIntegrato 0-6” appartiene tendenzialmente all’élite culturale ed economica della società, nonostante gli item che costruiscono l’AIHI rilevino usi a costi gratuiti o limitati. Se da un lato è una tendenza tipica della prima fase dell’affermazione di una “nuova” tecnologia, si potrebbe interpretare questa nuova ed emergente diseguaglianza secondo quegli approcci che tematizzano il passaggio dal divario digitale alla povertà educativa digitale (Marangi, Pasta & Rivoltella, 2022).

Inoltre, come i valori dell’AIHI rilevano, l’Internet of Things e l’intelligenza artificiale sono nelle case degli italiani e specialmente delle famiglie con minori zerosei (nel 2024 due genitori zerosei su tre gestiscono tramite cellulare app di elettrodomestici o servizi per la casa; più di uno su tre ha un assistente domestico per le pulizie associato all’IA; il 55,5% ha uno smart speaker con IA). Le tracce digitali raccolte tra le mura domestiche, in modo silenzioso e quasi invisibile, senza la consapevolezza di chi viene osservato, rappresentano un’importante fonte di profitto per le stesse aziende che le raccolgono e analizzano (Mascheroni & Siibak, 2021; Zuboff, 2019). È una delle implicazioni della datificazione (Zellini, 2018). Con un approccio educativo, si può rileggere la condizione delle “famiglie postdigitali datificate” anche alla luce del processo di “addomesticamento” degli schermi digitali, chiedendosi chi addomestica chi, se gli adulti o i bambini addomesticano gli schermi, o piuttosto gli oggetti datificati addomesticano piccoli e grandi. Oltre alla già citata prospettiva della domestication dei media studies britannici, il quesito fa riferimento alla prospettiva di Serge Tisseron (2016) sul concetto di “apprivoiser les écrans”, letteralmente “domare gli schermi”, nella sua analisi sul rapporto tra digitale e prima infanzia e nell’identificazione di alcuni paletti per gestire tale rapporto da parte degli adulti. L’intuizione dello psichiatra di “addomesticare gli schermi”, che Michele Marangi (2023) ha declinato per i minori zerosei, le loro famiglie e i servizi educativi, significa affrontare in modo consapevole e strategico la presenza del digitale nelle case e nei servizi per l’infanzia. In questo senso, i trend del Cisf ci invitano a dare per scontata la presenza del digitale nelle case e nei contesti quotidiani e, contemporaneamente, a costruire e praticare una continua dialettica nelle “famiglie postdigitali datificate”, orientata verso obiettivi educativi di benessere.

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1 L’articolo è frutto di un percorso di ricerca e riflessione comune tra i due autori. Stefano Pasta ha scritto i paragrafi 1, 2.3 e 3, Marco Rondonotti ha scritto i paragrafi 2.1, 2.2 e 2.4; il paragrafo 4 è stato scritto da entrambi gli autori.

2 Nell’articolo si indicheranno come “genitori zerosei” i rispondenti che hanno almeno un figlio convivente dagli 0 ai 6 anni.

3 Si precisa che i Rapporti 2017, 2020 e 2024 sono costruiti su un dataset statisticamente rappresentativo per genere, età, area, ampiezza del comune di residenza e tipologia di famiglia; i dati del Rapporto Cisf 2022, tuttavia, considerano solo le famiglie con figli conviventi, in cui tuttavia è stata inclusa una quota aggiuntiva di famiglie monogenitoriali (Cisf, 2022). In tutto l’articolo si indicheranno tra parentesi quadre i dati riferiti, come l’intero campione 2022, a rispondenti con figli conviventi. Si precisa che la rilevazione alla base del Rapporto 2020 è avvenuta nel 2019; tenendo conto di questo fatto, che quindi colloca la rilevazione prima della pandemia da Covid-19, si indicherà sempre nell’articolo il 2020 in riferimento all’anno di pubblicazione del Rapporto. Inoltre, i rispondenti del 2022 indicati come “genitori zerosei” hanno in realtà un figlio convivente tra 0 e 5 anni, poiché, per come era stato costruito il questionario Cisf del 2022, i minori di 6 anni erano collocati nella classe d’età successiva (6-10 anni). Complessivamente, i genitori zerosei nel 2017 sono 265, nel 2020 sono 156, nel 2022 sono 492 e nel 2024 sono 136.

4 Tuttavia, le questioni poste dalle nuove logiche dell’Intelligenza Artificiale potrebbero portare a contestare questa affermazione; per un confronto sul tema si vedano: Corrado & Pasta, 2024; Cristianini, 2023.

5 Oltre ai casi con valori mancanti in almeno una delle due variabili originarie, anche quelli con valori pari a 5, nell’una o nell’altra variabile, sono stati esclusi dalla costruzione di questo indice tipologico, che presenta, come sue categorie, i tipi emergenti dall’incrocio delle due dicotomie appena presentate.

6 Tra i genitori zerosei, questo sottocampione è scarsamente rappresentato.

7 La domotica deriva dal termine latino domus, “casa”, e del suffisso greco ticos, che indica le discipline di applicazione; è una scienza in cui convergono diverse competenze di ingegneria, architettura, energetica, elettrotecnica, informatica, sicurezza e design, finalizzate a migliorare concretamente la qualità della vita nella casa e a permettere di risparmiare sui consumi energetici.

8 In Italia, a febbraio 2025, i costi di un iRobot Roomba partono da 190 euro; assistenti domestici di altre marche hanno costi inferiori.

9 Si tratta dei due assistenti vocali più diffusi: Alexa è prodotto da Amazon, mentre Google Home da Google. La loro diffusione è stata possibile anche per il costo ridotto: pur presenti con funzionalità e costi maggiori, nel 2025 è possibile acquistare tali prodotti a partire da circa 35 euro.