https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/issue/feed Storia delle Donne 2019-11-11T12:21:29+00:00 Dinora Corsi corsi@unifi.it Open Journal Systems <p><em><strong>Storia delle donne</strong>&nbsp;</em>[Women’s History] is an interdisciplinary, peer-reviewed journal published annually. Each issue is devoted to a theme that is particularly relevant to contemporary women and is re-examined within different cultures and societies often far removed in time and space.</p> <p>The aim of each monographic issue is to trace back women’s individual and collective itineraries analysing&nbsp;&nbsp;their material and symbolic worlds against the backdrop of various&nbsp;geographic, socio-political, cultural and religious&nbsp;&nbsp;contexts.&nbsp;<em>Storia delle donne&nbsp;</em>is set out in two sections –&nbsp;<em>Passato&nbsp;</em>[Past] and&nbsp;<em>Presente&nbsp;</em>[Present] – in order to achieve continuity and discontinuity within a political perspective that takes gender studies into account, and is always sensitive to collective values.</p> <p>&nbsp;</p> <p>La rivista&nbsp;<strong><em>Storia delle Donne</em></strong>&nbsp;nasce dalla collaborazione di studiose specialiste di epoche e discipline diverse – formate in scuole di varie università italiane – e si propone come pubblicazione ad alto contenuto scientifico.&nbsp;<em>SdD</em>&nbsp;ha periodicità annuale, i numeri sono tematici e quasi del tutto privi di rubriche in ragione della scelta redazionale di presentare ciascun fascicolo come un&nbsp;<em>unicum</em>&nbsp;perché meglio siano colte, messe a fuoco e sviluppate l’evidenza e l’importanza dell’argomento proposto.<br>L’idea che è a fondamento del progetto&nbsp;<em>SdD</em>&nbsp;guarda al nesso tra storia e politica&nbsp;<em>delle</em>&nbsp;donne, ma accorda priorità a quello fra storia e politiche&nbsp;<em>per le</em>&nbsp;donne e&nbsp;<em>con le</em>&nbsp;donne; questa è una delle ragioni per cui la scelta del tema dei fascicoli è dettata dai processi in atto e dalle urgenze che la contemporaneità propone.<br>Il tema viene sviluppato nella sezione «Presente» da contributi che lo illustrano con incroci di approccio e metodo volutamente pluridisciplinari, senza che questo identifichi&nbsp;<em>SdD</em>&nbsp;con l’interdisciplinarietà degli&nbsp;<em>Women’s Studies</em>. Nella sezione «Passato» i saggi restituiscono lo spessore storico e diacronico nella&nbsp;<em>longue durée</em>&nbsp;che si snoda dalle civiltà antiche fino al Novecento. È stata prevista anche una sezione intitolata «Oltre il tema» dove vengono ospitati gli articoli di taglio rigorosamente storico, ma eccentrici rispetto al tema del fascicolo.<br><em>SdD</em>&nbsp;riserva particolare attenzione alle ricerche di giovani studiose e studiosi. In tutte e due le sezioni potranno essere pubblicate parti di tesi di laurea o di tesi di dottorato ed anche studi da queste indipendenti.</p> <p>Tutti i testi pubblicati in SdD sono valutati, secondo le modalità del doppio cieco (<em>double blind peer review</em>), da due&nbsp;<em>referees</em>&nbsp;individuati nell'ambito di un'ampia cerchia di specialiste e specialisti.</p> https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7427 Editoriale 2019-11-11T12:21:29+00:00 Isabella Gagliardi null@null.com Aurora Savelli null@null.com <p>AAVV</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Isabella Gagliardi, Aurora Savelli https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7428 Arqueología pública y género. Estrategias para nuevas formas de relación con la sociedad 2019-11-11T12:21:27+00:00 Paloma González Marcen null@null.com Margarita Sánchez Romero null@null.com <p>L'Archeologia Pubblica, nonostante le innegabili implicazioni sociali delle sue pratiche e le sue possibilità di intervento, non ha affrontato una vera riflessione sulle questioni legate al genere e alle relazioni tra donne e uomini. Questo comporta almeno due conseguenze: da un lato, in molte delle pratiche discorsive permangono stereotipi non analizzati criticamente, dall'altro è proprio in alcune strategie di Archeologia Pubblica che i ricercatori interessati agli studi delle donne e al genere stanno trovando un modo di trasmettere nuovi concetti che non sempre trovano posto in espressioni più tradizionali. In questo articolo, passeremo in rassegna alcune delle pratiche che mettono le donne in primo piano per valutare la loro rilevanza e il loro impatto sulla società.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Paloma González Marcen, Margarita Sánchez Romero https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7429 Roman Women and Public History: la creatività del Web 2019-11-11T12:21:25+00:00 Ida Gilda Mastrorosa null@null.com <p>Partendo dal dibattito sviluppatosi negli USA alla metà degli Anni Settanta sulla condizione femminile nel mondo antico, l’articolo sottolinea che ha contribuito a dare una lettura articolata dell’immagine delle donne romane. Ciò ha inciso non solo sulla storiografia posteriore, bensì oltre, come si ricava da alcuni recenti video YouTube sulle Roman Women, rinvenibili in rete. Essi mostrano la creatività dei loro autori, i loro diversi livelli di conoscenza e capacità tecniche. D’altro lato, proiettano lo spettatore nella vita quotidiana delle donne dell’antica Roma. In tal senso, questo genere di produzione può essere considerato un ottimo esempio di Public History applicata e risultare efficace a promuovere studi di gender in relazione alla storia romana.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Ida Gilda Mastrorosa https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7430 Donne del Risorgimento e Public History nel 150° dell’Unità nazionale: appunti su un’inclusione irrisolta 2019-11-11T12:21:23+00:00 Maria Pia Casalena null@null.com <p>La storia delle donne si sta gradualmente integrando alle narrazioni pubbliche della storia italiana, politica e sociale, nazionale e locale. I prodotti di Public History apparsi durante le celebrazioni del 150° dell’Unità o da esso sollecitati forniscono un buon banco di prova. Per quanto la ricchezza di riferimenti o la proposta di interi prodotti dedicati alle donne appaiano crescenti e qualitativamente in evoluzione, restano solidi e seri problemi inerenti non tanto allo specifico della Woman’s History, quanto piuttosto alla fruibilità del Risorgimento italiano al di fuori delle cerchie accademiche. In definitiva, il dialogo tra Public History e ricerca accademica di Storia delle donne si rivela avviato, talora già fecondo, ma ancor spesso trascurato o superficiale.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Maria Pia Casalena https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7431 I musei delle donne nelle politiche europee. Dalle politiche sociali a quelle culturali 2019-11-11T12:21:21+00:00 Cristina Da Milano null@null.com <p>La storia delle donne e la loro rappresentazione nei musei è stata finora tenuta ai margini della discussione. Anche all'interno dell'Unione Europea la questione viene affrontata soprattutto in termini di parità di diritti, ma il ruolo delle donne nel settore culturale, lo sguardo femminile nella rilettura della storia, dell'antropologia e della scienza attraverso le mostre museali rimane ancora sullo sfondo. Se, da un lato, il progetto "She-Culture" - dedicato ai musei delle donne e finanziato dal programma Cultura 2007-2013 nell'ambito delle politiche culturali - sembrava un'apertura in questo senso, il mancato proseguimento dell'impegno a sostegno di iniziative analoghe porta alla conclusione che i musei delle donne non sono percepiti come strettamente appartenenti al settore culturale, ma piuttosto a quello sociale.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Cristina Da Milano https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7432 Museos en femenino: un proyecto sobre igualdad, empoderamiento femenino y educación 2019-11-11T12:21:19+00:00 Marián López Fdz. Cao null@null.com Antonia Fernández Valencia null@null.com <p>Il progetto intitolato Museums and Gender, Protagonism of Women in Museums, sviluppato tra il 2009 e il 2016, e sostenuto fino al 2011 dal Ministero della Cultura spagnolo, ha comportato un processo di analisi e una proposta museografica da una prospettiva di genere, con l’obiettivo di restituire protagonismo storico alle donne, come costruttrici di cultura e civiltà. Nell’ambito del proramma, Didáctica 2.0 Museos en Femenino prevede la virtualizzazione di una parte del progetto stesso, con l’obiettivo di accogliere lo sguardo di genere all’interno dei musei e di favorire una educazione ispirata a principi egualitari attraverso itinerari pioneristici in Spagna. L’articolo mostrerà i risultati della ricerca nei principali musei -il Museo del Prado, il Centro Nazionale d’Arte Reina Sofia, il Museo Nazionale di Archeologia, il Museo del Costume-, le raccomandazioni per un potenziamento di questa direttrice di azione, così come i percorsi progettati e le loro applicazioni didattiche.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Marián López Fdz. Cao, Antonia Fernández Valencia https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7433 The Feminist Museum Hack. A pedagogy of seeing and possibility 2019-11-11T12:21:16+00:00 Darlene E. Clover null@null.com Nancy Taber null@null.com Kathy Sanford null@null.com <p>Come possono le educatrici femministe adulte usare le gallerie d'arte e i musei per promuovere la consapevolezza di genere e il cambiamento? La nostra risposta è stata la Feminist Museum Hack, una pratica pedagogica, metodologica, analitica e interventista adattabile che usiamo nell'insegnamento in classe, nella facilitazione dei laboratori comunitari, nelle ricerche e in una varietà di musei e gallerie in Canada e in Europa. In questo articolo, discutiamo di come l'hack si basa sulle teorie della rappresentazione e sulle metodologie visuali e discorsive femministe per smascherare, interrogare e decostruire l'epistemologia patriarcale della maestria che si nasconde nelle immagini e nelle narrazioni delle mostre per produrre, plasmare e mobilitare una comprensione problematica di maschile, femminile e "l'altro". Come pedagogia della possibilità, l'Hack stimola il potere della visualità sotto forma di uno sguardo oppositivo femminista in grado di vedere, leggere e immaginare il mondo come se potesse essere altrimenti.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Darlene E. Clover, Nancy Taber, Kathy Sanford https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7434 Il Museo delle Donne di Merano: da una collezione privata alle attività di disseminazione della storia 2019-11-11T12:21:15+00:00 Astrid Schönweger null@null.com <p>Nato come piccolo museo privato della moda nel 1988, il Museo delle Donne di Merano è diventato ben presto un’istituzione che mette in mostra la storia delle donne e la storia della loro emancipazione lungo gli ultimi 200 anni attraverso abiti e oggetti di uso quotidiano. Negli ultimi 30 anni, non solo è diventato parte integrante del paesaggio culturale della città, ma anche l’istituzione fondatrice dell'Associazione Internazionale dei Musei delle Donne (IAWM, che ha sede nel Museo delle Donne di Merano). Attraverso la rete internazionale è stato avviato un processo di scambio, sostegno reciproco e professionalizzazione dei musei femminili in tutto il mondo.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Astrid Schönweger https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7435 Museo delle Donne Valdesi. Un’occasione per rileggere la nostra storia 2019-11-11T12:21:14+00:00 Toti Rochat null@null.com <p>La Storia con la “s” maiuscola, quella raccontata sui libri o nei musei, ha saputo trovare un posto per narrare le vicende dei Valdesi: montanari, contadini, minatori, qualche intellettuale, che nei secoli sono stati perseguitati a causa della loro fede protestante. Anche l’etnografia ha dato spazio ai costumi valdesi, ai luoghi, alle abitudini montanare e alle virtù di questo popolo-chiesa. Qui in questo piccolo spazio, luogo simbolico più che museo, troviamo invece non tanto “un’altra storia”, ma alcune storie di donne valdesi. &nbsp;Il Medioevo valdese, la Riforma in Germania e in Svizzera, il Puritanesimo inglese, la resistenza ugonotta in Francia, il Movimento suffragista americano ci sono apparsi più accessibili raccontati attraverso vite di donne che hanno pensato, scritto e agito anche se la Storia sembra averle dimenticate.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Toti Rochat https://oaj.fupress.net/index.php/sdd/article/view/7436 Geografie del sacro e salvaguardia ambientale. Un’applicazione dell’ecologia di genere alle comunità etniche della frontiera Sino-Tibetana 2019-11-11T12:21:12+00:00 Tommaso Previato null@null.com <p>Prendendo come caso di studio le società tibetana e mosuo dello Yunnan nord-occidentale, il saggio esamina le ricadute che integrazione economica e politiche territoriali possono avere sui delicati equilibri ecologici e le strategie di sussistenza di piccole comunità etniche sulle pendici dell’altopiano himalayano. Attenzione particolare è rivolta a quell’insieme di credenze, pratiche cultuali e rituali che scandiscono percezione, comprensione e modalità di rappresentazione dell’ambiente naturale, nonché al ruolo svolto da donne indigene nella conservazione della biodiversità. Il saggio contribuisce così a gettare luce sulle differenze di genere nell’accesso, la gestione e l’utilizzo delle risorse di ecosistemi alpini laddove le interazioni uomo-ambiente sono regolate da una combinazione di tabù a sfondo religioso, meccanismi di coordinamento di tipo orizzontale, soluzioni eco-sostenibili e relazioni più paritarie fra i sessi.</p> 2019-11-11T00:00:00+00:00 Copyright (c) 2018 Tommaso Previato