Pubblicato 2026-06-30
Parole chiave
- Emanuele Trevi,
- Pietro Tripodo,
- lutto,
- costruttivismo
Come citare
Copyright (c) 2026 Manuel Caritto

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Abstract
I ritratti funebri di Emanuele Trevi, da Senza verso (2004) fino alla Casa del mago (2023), passando per i più noti Sogni e favole (2019) e Due vite (2020), possono essere letti come racconti di una “intuizione luttuosa”. L’utilità di questa formula dovrebbe derivare dalla sua capacità di riunire due tratti tipici dell’opera di Trevi: la sua fedeltà alla tematica funebre, maneggiata fin dall’esordio I cani del nulla (2003), e la sua vicinanza a una concezione iniziatica della letteratura. Senza verso è il primo caso in cui il ritratto di un individuo eccezionale, il poeta Pietro Tripodo, diventa anche espediente per il racconto del tortuoso processo di elaborazione di un lutto reale sperimentato dall’autore. Un decorso che sembra seguire i modelli costruttivisti della psicologia contemporanea, fondati sul bisogno di quelli che restano di elaborare un discorso sensato sulla perdita, spesso attraverso l’uso della scrittura.