Published 2026-07-31
Keywords
- pedagogia,
- antipedagogia,
- prossimità,
- complessità,
- laicità
- pedagogy,
- anti-pedagogy,
- proximity,
- complexity,
- secularism ...More
How to Cite
Copyright (c) 2026 Viviana La Rosa

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Abstract
This paper explores the epistemological and political conditions of a “dangerous pedagogy,” one capable of escaping the illusion of neutrality and embracing risk as a constitutive condition of education. Starting from the idea of research as anti-pedagogy (De Bartolomeis, 1969), pedagogy is interpreted as knowledge inevitably entangled in processes of subjectivation, traversed by conflicts, power relations, and transformative tensions. Drawing on the field of complexity studies, this essay analyzes the notion of proximity as an educational device capable of addressing exposure to otherness, asymmetry, and the unpredictability of the educational encounter. Linked to this is the opportunity to rethink educational research as a situated, implicated, and transformative practice. By revisiting the insights of Fabbri and Munari on operational epistemology, and recalling the need to “get one’s hands dirty” with practices that are “contaminated” because they are entangled with the sedimented traces of human experience and, therefore, foundational to educational discourse—we turn our attention to the profile of a secular pedagogy, capable of inhabiting uncertainty, exposing itself to complexity, and generating new possibilities for thought, relationship, and transformation.
Per una pedagogia pericolosa. Prossimità, laicità, contaminazioni.
Il contributo esplora le condizioni epistemologiche e politiche di una pedagogia pericolosa, capace di sottrarsi all’illusione della neutralità e di assumere il rischio come condizione costitutiva dell’educazione. A partire dall’idea di ricerca come antipedagogia (De Bartolomeis, 1969), la pedagogia viene interpretata come sapere inevitabilmente implicato nei processi di soggettivazione, attraversato da conflitti, relazioni di potere e tensioni trasformative. Attingendo all’orizzonte degli studi sulla complessità, il saggio analizza la nozione di prossimità come dispositivo educativo capace di farsi carico dell’esposizione all’alterità, all’asimmetria e all’imprevedibilità dell’incontro educativo. A questo si lega l’opportunità di ripensare la ricerca educativa come pratica situata, implicata e trasformativa. Recuperando la lezione di Fabbri e Munari intorno all’epistemologia operativa, richiamando la necessità di “sporcarsi le mani” con prassi contaminate poiché ricoperte dalle scorie dell’umanità e, pertanto, fondative del discorso educativo, si guarda al profilo di una pedagogia laica, capace di abitare l’incertezza, di esporsi alla complessità e di generare nuove possibilità di pensiero, relazione e trasformazione.