Vol. 26 No. 2 (2026): The Manifesto for a secularly inspired pedagogy: Reflexivity, self-determination, and democracy, in educational and instructional processes
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Caring Relationships. Educational relationships in residential care

Elisa Zobbi
Università di Parma

Published 2026-07-31

Keywords

  • Minors,
  • Residential care,
  • Educational Relationship,
  • Caregiving Functions,
  • minorenni,
  • comunità socio-educative,
  • relazione educativa,
  • avere cura
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How to Cite

Zobbi, E. (2026). Caring Relationships. Educational relationships in residential care. Form@re - Open Journal Per La Formazione in Rete, 26(2), 270–281. https://doi.org/10.36253/form-20572

Abstract

Children and adolescents placed in residential care settings following their removal from the family environment often carry experiences of abandonment, rejection, and betrayal –conditions that the literature identifies as forms of early environmental failure. Having struggled to develop trusting representations of significant others, these young people frequently resist relationships of care, distancing themselves from those who attempt to support them while simultaneously denying their own unmet need for emotional containment and recognition: “Why are you doing this? You are not my mother, you are not my father, you are nobody… so why do you care about me?”. Against this backdrop, the present contribution explores the educational relationship as a pedagogical device capable of fostering identity transformation over time. Drawing on the reflections of educators and pedagogical coordinators working in residential socio-educational communities for minors, the study examines how practices of care and forms of caregiving functions may create relational spaces in which young people can gradually experience trust, autonomy, freedom, and self-exploration through encounters with other.

 

Avere cura. La relazione educativa nelle comunità per minorenni.

I minorenni, per i quali viene disposto l’allontanamento dal proprio contesto di origine e il successivo collocamento presso i servizi residenziali destinati alla loro tutela, sono soggetti che si sono confrontati con l’abbandono, il rifiuto e il tradimento, ovvero con ciò che in letteratura è definito come precoce fallimento ambientale. Incapaci di elaborare rappresentazioni positive dell’altro significativo, i minorenni accolti in comunità sono inclini ad allontanare chiunque tenti di prendersi cura di loro e a rimuovere quel bisogno, sovente inascoltato, di essere accuditi e interpretati a sé stessi: “Perché lo stai facendo? Non sei mia madre, non sei mio padre, non sei nessuno... Perché allora mi cerchi?”. È a partire da questa cornice che il presente contributo intende interrogare – attraverso le riflessioni di un gruppo di educatrici, educatori e coordinatori pedagogici che svolgono la propria professione nell’ambito delle comunità socio-educative per minorenni, coinvolto in una ricerca partecipativa – la relazione educativa come dispositivo che, in connessione all’esercizio della genitorialità simbolica e delle azioni di cura, favorisce nel tempo la formazione e la trasformazione dell’identità, come spazio di libertà e di scelta, attraverso l’esplorazione di sé nei rapporti reciproci con l’alterità.