Published 2026-07-11
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Copyright (c) 2026 Roberto Sanna, Miguel Georgieff

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Abstract
Miguel Georgieff rappresenta una delle voci più originali del paesaggismo contemporaneo. Formatosi alla Ecole Nationale Supérieure du Paysage de Versailles il suo approccio muove da un’interpretazione critica del territorio per approdare a una materialità tattile, dove il progetto si fa cantiere e il cantiere si fa conoscenza. Questa visione ha trovato una sintesi efficace nel titolo della sua conferenza a Iglesias: “Permeabilità collettiva e fertilità condivisa. Diventare insieme Giardinieri Planetari”. Un manifesto che riflette pienamente l’operato di Coloco, collettivo indipendente nato nel 1999 e consolidatosi dal 2006 come laboratorio multidisciplinare. Qui, come scrivono nel loro sito web, paesaggisti, urbanisti, botanici, giardinieri e artisti collaborano in una rete estesa, che spazia, “dall'attivismo botanico all’ingegneria ecologica”[1], con l’obiettivo di ricucire la relazione tra le persone e il proprio habitat. Nelle esplorazioni di Coloco le pratiche progettuali, rifuggendo determinismi e approcci demiurgici diventano pratiche di cura collettiva, dove la qualità dello spazio si misura nella sua capacità di accogliere e nutrire l'enorme diversità della vita.
In occasione del convegno MINERALE, Miguel Georgieff ha presentato una riflessione che mette al centro due idee apparentemente contraddittorie: lo spazio vitale, la capacità di un luogo di nutrire la vita, e l’imprevisto industriale, la persistenza della rovina e del detrito come materia progettuale. Questa intervista raccoglie quelle riflessioni e le mette in relazione con alcune delle più interessanti esplorazioni progettuali di COLOCO: Saint-Nazaire, Saint-Étienne, Sète e Palermo (ZEN 2). A partire dai paesaggi estrattivi e industriali, il dialogo affronta il tema dell’imprevisto come risorsa progettuale, del giardino come processo trasformativo e della costruzione collettiva del paesaggio.