Published 2026-07-11
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Copyright (c) 2026 Dario Coletti

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Abstract
Partendo da un approccio alla geografia del Sulcis Iglesiente che ponga in una posizione centrale l’uomo e la relazione con le sue attività, ho allargato la mia ricerca ai segni che si accumulano sulla persona nel corso della vita nel sottosuolo e sulla superficie di questa sub-regione. Entrare in profondità, calarsi in questa ulteriore dimensione dello spazio geografico porta linfa alla storia da raccogliere e riportare, aggiungendo al racconto ulteriori elementi da disporre e ordinare nel nome di una narrazione più completa e originale.
Un’azione creativa che passa attraverso l’esperienza di ogni persona incontrata e che ha posto la propria vicenda e la propria riflessione personale nelle mani di un mietitore di storie. Confessioni da cui emerge il rapporto col paesaggio, col buio, con le particolari atmosfere sonore che si creano nelle profondità, col mistero della natura: con il Sacro.
Una sequenza che rivela un’attitudine alla meditazione, all’osservazione multisensoriale creatrice di un sesto senso, un’attitudine in grado di percepire presenze, pericoli, atmosfere. E anche il segno sul corpo diventa elemento essenziale per comprendere più in profondità le circostanze. E così la ferita, la cicatrice, la frattura, la ruga rappresentano ulteriori segnali di pari importanza a quelli impressi nell’anima: i dolori, la fatica, le assenze, le separazioni sono emozioni che troviamo nello sguardo di ogni individuo, nella postura, nel tono della sua voce. Ogni semplice segno può essere trasformato in oggetto.